“VICIENZO M’E’ PATE A ME” : De Luca si prepara ad utilizzare la Giunta Regionale per compensare gli sconfitti delle elezioni politiche!!

Vicienzo m’è pate a me! Non è l’esilarante tormentone di Peppiniello nella celeberrima commedia teatrale Miseria e Nobiltà di Eduardo Scarpetta, bensì la nuova voce che si sente nei corridoi e nelle anticamere di Palazzo Santa Lucia. Si sa, la comicità è nata a Napoli e se il P.C. che sta per primo cittadino, sia chiaro – o guardando al personaggio meglio parlare di cittadino primo – campano, che a dirla tutta campano non è, non poteva che assurgere tutt’al più a macchietta di se stesso, a caricatura di se medesimo, finendo per gigionare e non divertire più nessuno, per non far ridere e forse, persino, per essere de-riso. Senza “sal”.
Pare, infatti, che la giunta regionale, almeno da quanto riporta agendapolitica.it, sia interessata da un restyling: un rimpasto per accontentare chi accontentato ultimamente non lo è stato. Tanto per intenderci, manco a dirlo, a vantaggio dei soliti nomi noti – e chi se ne frega se sono pure degli avversari (nemici, nel gergo dello Sceriffo) – perché ora è lui a detenere il potere e con un pollice verso può decretare la vita o la morte di quelli che, finora, hanno fatto fortuna col dito medio e oggi debbono ricordarsi che hanno famiglia.
Ma Vicienzo è inarrestabile, da portatore di lanciafiamme è passato ad essere un carrarmato, un bracciante del partito – che mai come ora è partito davvero – e si spertica per candidarsi alla segreteria del Pd che prima dell’emergenza Covid nemmeno ci pensava a ricandidarlo in Campania, ma che ora potrebbe diventare “suo” per davvero e, allo stesso tempo, arruola i “fedelissimi” (e che nessuno osi pensare al clientelismo! Ancora col clientelismo deluchiano?) prima ancora di – o, forse, proprio per – approvare la “legge speciale” che aprirà la via a Delucadonossor alla terza candidatura consecutiva.
Di pensare ad amministrare la Regione, di curare la Sanità che non riesce proprio a sanare, di dare il giusto seguito al mandato che gli è stato conferito, pensare al presente e invece che al futuro, specie al suo futuro, LUI non ci pensa minimamente.
Tre è il numero perfetto e tre saranno i moschettieri – Sandra, Rosetta e Gigino – tre anche le parole d’ordine: Sandra si fa bella: si scrive Lonardo ma si legge Mastella; Rosetta… e ‘n’ata vota s’assetta; Gigino, lascia la poltrona e si piglia ‘o seggiolino!
I prescelti dal Governatore sono i “trombati” delle ultime ore, delle ultime competizioni elettorali: Sandra Lonardo Mastella si presta ad un derby perché dovrebbe prendere il posto del fedele assessore mastelliano Casucci; l’ex presidente del Consiglio regionale e demitiana di ferro Rosetta D’Amelio gioca in casa anche lei e prenderebbe il posto dell’assessore Filippelli; l’“ape” Di Maio, invece, l’“incompetente”, “la sciagura per la politica” – sono testuali citazioni del Governator d’acciaio nei confronti del fu Ministro degli esteri – forte di tre (è realmente il numero perfetto!) consiglieri iscritti al Mo-Vi-Mento dell’ape (Gi)Gino potrebbe andare a soppiantare Nicola Caputo, vistoVICIENZ che De Luca lo considera fuori dalla maggioranza in virtù della creazione di una entità a sé di Italia Viva. Viva l’Italia! l’Italia mai liberata, l’Italia dei giri di valzer, l’Italia dei lacchè!
In compenso, abbiamo avuto modo di poter apprezzare il mezzo miracolo di Vicienzo ‘o guappo mutato in re Mida che è riuscito a traghettare nell’emiciclo di Montecitorio il figlio Pierino (‘e figlie so’ piezz’e’ core!) e il di lui kompagno, l’articolo (uno) Robertino Speranza. Una vera ciambella di salvataggio per quest’ultimo perché, con l’elezione nel collegio certo quanto blindato di “papà” Vicienzo, potrà avvalersi dell’immunità parlamentare in una ipotetica inchiesta contro il suo “onorevole” operato. E dove Vicienzo non arriva, Vicienzo rimedia: vedasi il viaggio di Gigino dalla Farnesina a Palazzo Santa Lucia.
Peccato non sentire più, almeno pubblicamente, gli epiteti che Vicienzo riservava a Gigino e le epiche filippiche riservate a De Luca dall’ex pasionaria a 5 stelle nonché “commara” (di nozze) Ciarambino, per De Luca semplicemente “la chiattona”.
Tiempe belle ‘e ‘na vota: questi sono tempi di guerra e De Luca, da buon padre di famiglia, diventa esempio e predica la pace (la pece per ape-Gigino), apre le braccia e accoglie tutti indistintamente, come un pdino qualunque, da sinistra al centro, da sopra a sotto, davanti e di dietro in nome del pluralismo senza identità e in ossequio a quell’utopia dell’unipolarismo tanto caro ai dem…
In attesa che nuovi sipari si dischiudano su questa non nuova (ed evitabile) tragedia, che riportino la Campania con il suo govern-attore sul proscenio di una tragedia che non farà più ridere nessuno, ci affidiamo al Principe della risata che avrebbe senz’altro saggiamente consigliato: “Vicie’, desisti!”