Quattro giorni di fiamme ininterrotte nella pineta di Terzigno, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, hanno riacceso i riflettori su SMA Campania, la società regionale che dovrebbe prevenire proprio questo tipo di disastri. Mille dipendenti, sedi in tutta la regione e un budget milionario: sulla carta un’arma potente contro gli incendi, nella realtà un ente accusato di clientelismo e inefficienza.
DAL LOGO ALLA REALTÀ
Il logo promette “buon ambiente”, ma le immagini del Vesuvio in fiamme raccontano altro. Nonostante le risorse, il rogo — ben visibile da chilometri di distanza — continua a divorare ettari di bosco. Gli interventi appaiono tardivi e scoordinati, mentre la popolazione osserva con rabbia e impotenza.
UN CARROZZONE NEL MIRINO
SMA è controllata al 100% dalla Regione Campania e, secondo molti osservatori, è diventata un “carrozzone clientelare” più utile a distribuire posti che a proteggere il patrimonio naturale. Le accuse arrivano anche dal fronte politico, con l’opposizione che parla di “fallimento totale della gestione ambientale” e la maggioranza che minimizza, parlando di condizioni meteo avverse e difficoltà operative.
IL PATRIMONIO CHE SI CONSUMA
Intanto, ogni albero che cade sotto le fiamme è una ferita aperta per l’ecosistema vesuviano. Esperti avvertono che, senza una riforma radicale del sistema di prevenzione, le estati campane continueranno a essere segnate dal fumo e dalle ceneri.

