LO SCONCERTANTE EPILOGO DEL COMMISSARIATO DI GOVERNO PER LA BONIFICA DELLA “TERRA DEI FUOCHI” (seconda parte)

L’ARTICOLO PROSEGUE DALLA EDIZIONE DI “CAMPO SUD” DI VENERDI 26 AGOSTO.

 

Da Dicembre del 2019 sono trascorsi poco meno di tre anni. In quella data i lavori di messa in sicurezza e di bonifica delle aree agricole e forestali di Giugliano in Campania e dei Laghetti di Castel Volturno sono terminati con risultanti sorprendenti e, diremmo pure, incoraggianti pensando al lavoro di bonifica ancora da compiere su altre aree fortemente inquinate della cosiddetta Terra dei Fuochi, tra le provincie di Napoli e Caserta.

Gli interventi realizzati risulteranno un vero gioiello di intuizione scientifica applicato alla ricerca di nuove soluzioni efficaci e risolutive. E’ il frutto del lavoro e della passione dei ricercatori universitari della Facoltà di Agraria dell’Università Federico ii di Napoli che “adottano” in particolare l’area denominata di San Giuseppiello, un terreno vastissimo di origine vulcanica che i vecchi proprietari ( i Vassallo di Giugliano) avevano trasformato in discarica di liquami da idrocarburi e quant’altro di altamente tossico proveniente da ogni parte d’Italia e seppellito criminosamente in lungo e in largo. Sull’area di San Giuseppiello la Facoltà di Agraria stabilisce applicare  il protocollo “LIFE ECOREMED” che consiste nella piantumazione di un numero rilevantissimo di essenze arboree giovani, prelevate principalmente dai vivai della Forestale. Vengono prescelti i pioppi che presentano caratteristiche molto efficaci di assorbimento dal terreno delle sostanze tossiche interrate (i cosiddetti iper accumulatori).

Oggi, dopo dieci anni circa di “attività estrattiva” dei circa ventimila piccoli pioppi piantumati, San Giuseppiello presenta uno scenario davvero sorprendente: con un folto bosco di pioppi alti e rigogliosi che si perde a vista d’occhio. Ma, soprattutto, dalle analisi accurate effettuate sui terreni non si riscontra più traccia alcuna degli elementi inquinanti nel sottosuolo. Un vero miracolo della natura e del lavoro meticoloso dei ricercatori universitari chiamati dal Commissariato di Governo al capezzale di un “patrimonio ambientale” gravemente ammalato e poi mirabilmente risanato. E più ancora, va sottolineato che questa attività così efficace e risolutiva ha richiesto solo un impegno finanziario di 1 milione di Euro, a fronte di una dotazione finanziaria molto più consistente assegnata al Commissario di Governo per tali operazioni. Cifra dunque utilizzata solo parzialmente e restituita alla Protezione Civile per gli importi eccedenti.

Gli interventi di risanamento previsti venivano contestualmente eseguiti anche nell’area cosiddetta “RESIT”  prospiciente al “nuovo” bosco di San Giuseppiello. Un’area vasta di oltre 60mila metri quadri caratterizzata originariamente da grandi cave per l’estrazione di terreno e di materiale per l’edilizia e successivamente trasformate in discariche abusive di rifiuti altamente tossici. Profonde dai 25 ai 50 metri, queste cave risultavano occupate da milioni di metri cubi di rifiuti anche industriali sversati nel tempo e costituivano una autentica e permanente minaccia per la salute dell’intero comprensorio a nord di Napoli costituito da centinaia di piccole e medie cittadine (Giugliano é la terza città della Campania per estensione geografica e numero di residenti). Diverse in questo caso le modalità di intervento adottate per mettere in sicurezza le cave con i rifiuti (60 mila ettari), non essendo possibile rimuovere i materiali presenti per la estrema tossicità dei medesimi, ma anche per evitare di creare altrove una nuova discarica che li contenesse. La qual cosa avrebbe solo “trasferito” il problema, ma non risolto. Si adottava pertanto la cosiddetta e definitiva “tombazione” dei rifiuti, con una volta di cemento che ricoprì l’area inquinata, proteggendo adeguatamente le falde acquifere sottostanti e isolando efficacemente il terreno in superficie. Tutto questo con l’ausilio  di una serie di pozzi appositamente realizzati per il monitoraggio del biogas che, ad intervalli predefiniti, venivano liberati nell’atmosfera dal personale tecnico del Commissariato di Governo.

Soluzioni drastiche e sostanzialmente risolutive del dramma inquinamento, le iniziative tecniche e le opere poste in essere in 10 lunghi anni di lavoro del Commissariato di Governo, costate ai contribuenti italiani solo 6 milioni di euro rispetto ad una previsione iniziale di almeno 20 milioni di Euro di attività ingegneristiche. Interventi che, successivamente, avrebbero richiesto soltanto modesti e periodici lavori di manutenzione e controllo del corretto funzionamento dei pozzi di osservazione, oltre ad una adeguata attività di giardinaggio con rimozione degli arbusti spontanei nei terreni del bosco di pioppi di San Giuseppiello. Attività che, al contrario, unitamente ad una indispensabile guardiania del sito bonificato, non viene più svolta da nessun soggetto ne pubblico ne privato. Con ciò rischiando l’abbandono e il degrado progressivo dell’area oggetto di intervento di riqualificazione e sanificazione ambientale. Terreni, per altro, che han registrato già episodi ricorrenti di vandalismo, sino alla distruzione degli uffici tecnici del Commissariato realizzati ad hoc sul sito. Oltre, naturalmente a tentativi di occupazione abusiva di vaste porzioni dei terreni appena bonificati.

Cosa é accaduto nel frattempo perché si ritornasse nuovamente all’anno zero in ordine all’abbandono di una area di grande pregio ambientale e naturalistico appena bonificata con danaro pubblico? La risposta é semplice: L’ultimazione dei lavori previsti e il conseguente trasferimento delle competenze (per gli interventi ulteriori e per la manutenzione e la gestione dell’area bonificata) dal Governo centrale (Protezione Civile e Presidenza Consiglio dei Ministri) alla Regione Campania.

E qui casca l’asino!

La Regione italiana con il maggior numero di discariche illegali da bonificare, la patria della terra dei fuochi (la Campania, suo malgrado!), dal dicembre del 2019 paradossalmente  non interviene più e non esegue bonifiche di aree inquinate da sversamenti abusivi di rifiuti tossici. E tutto questo letteralmente per un capriccio infantile del suo Governatore De Luca. Che, come se nulla fosse, ha “aperto” un contenzioso inutile, fuorviante e dannoso per la salute della popolazione residente nel circondario della Terra dei Fuochi, con il Ministero dell’Ambiente e la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Oggetto del contendere: la titolarità e la competenza degli interventi di bonifica. La Regione con il “nostro” sceriffo le scarica ancora sullo Stato centrale (spese comprese). Il Ministero e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, forti di una Ordinanza (la n° 425 del lontano 2016 a firma del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale) indicano nella competenza esclusiva della Regione Campania tutte le attività di bonifica dei siti inquinati della Terra dei Fuochi. Tanto a chiusura delle attività del Commissario di Governo, di fatto fissate per Legge alla data del 17 Dicembre 2019. In quella data infatti, risulta che il Commissario De  Biase avesse completato, e con splendidi risultati, le attività previste dal suo mandato originario, conferito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri di concerto con la Protezione Civile. Dopo quella data le competenze in materia di bonifica dei suoli inquinati da rifiuti tossici sarebbero transitati direttamente alla Regione Campania. E mentre i medici studiano, l’ammalato muore. Infatti, anche la crisi di Governo e le elezioni anticipate del prossimo mese di Settembre non aiuteranno certamente a dipanare questa matassa intricata o, per meglio dire, questo conflitto di attribuzioni  (o competenze) tra poteri dello Stato ed Enti Locali. Conflitto che, a nostro avviso, potrà essere disinnescato soltanto dal Consiglio di Stato. Mentre in Campania si continua a morire nel territorio della Terra dei Fuochi, anche a causa dei capricci di uno sceriffo riottoso e strafottente che é  certamente consapevole della “trascurabile” circostanza che in Campania le attività di bonifica dei siti inquinati da rifiuti tossici sono sospese (incredibilmente e colposamente) da oltre due anni.

Ma nel frattempo……. “campa cavallo che l’erba cresce”!!!