Nel circo delle opinioni pubbliche italiane, c’è chi parla di genocidio e chi rifiuta il termine. C’è chi, dopo una vita trascorsa nel ricordo della Shoah, oggi rifiuta di definire con la stessa parola lo sterminio sistematico che colpisce civili, bambini e ospedali a Gaza.
Una posizione che fa discutere, soprattutto perché a esprimerla è Liliana Segre, testimone della Shoah e simbolo della memoria storica. In una recente intervista con Grossman, la senatrice a vita ha spiegato di “non potersi accostare alla parola genocidio”, nonostante la brutalità delle immagini e dei numeri.
Ma se perfino chi ha conosciuto l’orrore esita a riconoscerne un altro, che tipo di sguardo ci resta sulla realtà?
CampoSud, come sempre, preferisce chiamare le cose col loro nome. Perché se non è genocidio, allora che cos’è?
E se la memoria vale, non può essere selettiva.

