LA CATASTROFE ANNUNCIATA CHE PESA SULLA COSCIENZA DI JOE BIDEN.

Quando nei giorni scorsi (praticamente a Ferragosto) titolavamo che “La follìa statunitense decreta l’inizio della mattanza di donne e bambini afgani”, non eravamo di fronte a dei giornalisti indovini o visionari. Eravamo, come siamo, semplicemente consapevoli che la fuga repentina e indiscriminata degli americani e dei suoi alleati NATO e tra questi anche il nostro Paese con il suo contingente militare, avrebbe sconvolto letteralmente lo “scenario” afghano, producendo un impazzimento generale con pericolosissimi vuoti di potere; nessun controllo del territorio;  abbandono di attrezzature militari nelle mani dei ribelli, per il ridottissimo tempo a disposizione delle truppe alleate di recuperarle: uno scenario che chiunque (dotato di buon senso) si fosse soffermato a valutare, avrebbe ipotizzato  che si sarebbero catapultati immediatamente i talebani e i guerriglieri dell’ISIS. Magari gli uni contro gli altri. Con risultati oltremodo devastanti. E certamente non imprevedibili!

E poi il calvario di una popolazione illusa e disillusa. Venti anni di occupazione militare con la prospettiva di estirpare il terrorismo, il fondamentalismo religioso, la violenza cieca e oscurantista contro ogni forma di democrazia e di libertà autentica, per un popolo oppresso e perseguitato. Venti anni di sacrifici anche dei soldati occidentali costretti ad operare in condizioni precarie e oltremodo pericolose. Pagando anche tributi di vite umane, spesso pesanti e insopportabili. Come nel caso dell’Italia con i suoi 54 militari caduti in imboscate dei talebani o conflitti a fuoco con guerriglieri dell’Isis o altri terroristi di cui é infestato tutt’ora l’Afghanistan soprattutto nelle aree interne. E questo prezzo pagato a cosa é servito? Questa fuga sconsiderata e vergognosa, imprevista e imprevedibile, criminale e vigliacca a cosa mirava? Evitare di spendere altri dollari che avrebbero gravato sul bilancio degli Stati Uniti? E te lo ricordi 20 anni dopo? Voleva forse farsi apprezzare dagli Americani come il Presidente pacifista e democratico che detesta l’uso delle armi e ripudia la guerra? E lo fai così “allegramente” sulla pelle di un intero popolo che gli Stati Uniti hanno “occupato” per vent’anni nella illusione di aiutarli a sconfiggere la loro stessa cultura distorta e prevalente di violenza e sopraffazione?

Intanto le “vittime annunciate” di questa follia a stelle e strisce sono salite a oltre 170. E alcune fonti di stampa britanniche affermano essere addirittura 200.  Donne, bambini, militari americani e di altri paesi NATO massacrati a ridosso degli accessi all’aeroporto di Kabul. Gli afghani pronti a partire verso la salvezza a bordo degli aerei occidentali. I militari a disciplinare il flusso di profughi, per l’imbarco dallo scalo aereo sotto assedio di talebani e combattenti dell’Isis. Una strage senza precedenti che si sarebbe potuta certamente evitare con un minimo di buon senso e maggiore responsabilità dei vertici politico-militari statunitensi.

E intanto cresce la preoccupazione per altri possibili attentati nella capitale afghana. Forse ancora nella zona dell’aeroporto e delle ambasciate straniere. Mentre aumenta enormemente il flusso di afghani in fuga verso la frontiera con il Pakistan. Un dramma umanitario in piena regola i cui effetti saranno traducibili nelle reali proporzioni solo nelle prossime settimane.

Con  disappunto ma anche con concreto realismo, si può affermare che gli americani nell’avvicendamento tra la Presidenza Trump e  quella di Biden siano passati in pochi mesi dalla padella alla brace. E già alcuni Senatori Repubblicani raccolgono le firme per un cosiddetto “impeachment” (Capi di imputazione contro il Segretario di Stato Blinken) per la fallimentare gestione della evacuazione da Kabul. Un duro colpo di immagine per l’Amministrazione Biden, già fortemente criticata dalla opinione pubblica statunitense e messa sotto accusa dalla intera stampa americana (e non soltanto!) per le follìe e aggiungeremmo i crimini a cuor leggero, prodotti in uno scenario di guerra e sotto gli occhi dei paesi alleati presi alla sprovvista e del mondo intero. Una catastrofe annunciata nata da una Amministrazione inadeguata e che pesa come un macigno su un Presidente alla sua prima e improbabile iniziativa di politica estera e strategie militari.