Una città in ginocchio: passeggiata tra i cantieri infiniti di una Napoli irriconoscibile!

Napoli ha tre grandi tunnel progettati e costruiti negli anni 30 del secolo scorso. La loro utilità, ai fini di un efficace collegamento  tra il centro della città e i quartieri in espansione (all’epoca della realizzazione) dell’area occidentale, o Quartieri Flegrei, é  assolutamente indubitabile. Ci riferiamo al Tunnel “IX Maggio”, realizzato nel 1939, ribattezzato nel dopoguerra Tunnel delle “Quattro Giornate” e al Tunnel della “Laziale”, dal nome della impresa di costruzione che lo edificò nel 1925. Ebbene, queste due importantissime gallerie di collegamento veloce sono da molti mesi e tutt’ora, oggetto di lavori interminabili che le rendono parzialmente utilizzabili, con evidenti e interminabili disagi alla circolazione veicolare. La Laziale ha da pochissimo visto il completamento della nuova illuminazione che ne ha ridotto per diversi mesi la funzionalità e fruizione completa. Ma immediatamente dopo sono ripresi altri lavori alla sede stradale con ennesimo restringimento della carreggiata, le cui motivazioni tecniche, onestamente, rimangono sconosciute anche per l’assenza di cartelli indicanti oggetto e tempi necessari al completamento degli interventi. Per la Galleria delle 4 Giornate le vicissitudini attuali hanno una genesi molto più antica e risalente addirittura agli ultimi anni 80 quando, all’ingresso del tunnel sul versante di Mergellina (o Piedigrotta), fu sistemato uno dei tanti  cantieri per la realizzazione  della cosiddetta LTR ( Linea Tramviaria rapida) oggi Linea 6 della Metropolitana di Napoli. Naturalmente ancor oggi incompleta e inutilizzabile dopo oltre 30 anni di lavori e lo sventramento del quartiere di Fuorigrotta. Ciò al al netto dei disagi interminabili per i residenti e le svariate sciagure determinatesi anche a Piedigrotta e culminate con il crollo parziale di un fabbricato storico alla Riviera di Chiaia.

Ma dicevamo del cantiere della Metro all’imbocco del Tunnel. Ebbene, quel cantiere é ancora li, nonostante la linea ferrata sotterranea abbia ormai superato ampiamente quel tratto di suolo in prossimità del tunnel e della stessa stazione ferroviaria della Linea 6 di Mergellina. E tutt’ora sono in corso lavori inspiegabili che restringono di ben oltre il 50% la carreggiata in prossimità dell’imbocco del tunnel, proprio avanti all’ingresso monumentale del Parco Vergiliano, con relativo accesso museale alla “Cripta Neapolitana”  e  i sepolcri di Virgilio e Giacomo Leopardi, rendendoli praticamente inaccessibili! A tal proposito ci rammarichiamo e restiamo confusi dal silenzio della Sovrintendenza, in ordine a questa autentica offesa all’arte e alla cultura della città perpetrata dalla Società Ansaldo per oltre 40 anni, in un’area museale di grande pregio e interesse storico, archeologico, ambientale e, non ultimo, turistico della città.

Ma lasciamo i tunnel flegrei per raggiungere il terzo e grandioso Tunnel della Vittoria. Non prima di essere passati per piazza della Repubblica ove ritroviamo una nuova stazione della Linea 6 ancora in costruzione, proprio a ridosso dell’accesso di Piedigrotta della Villa Comunale. Altra babele. Con lavori esasperanti che investono ancora la sede stradale della Riviera di Chiaia e la meravigliosa piazza ove si affaccia l’Ambasciata Statunitense. Altri sconquassi e stravolgimenti inesauribili e interminabili. Senza affrontare il dramma della Villa Borbonica completamente devastata e invasa da ingombranti cantieri, sempre della Linea 6, che hanno reso sostanzialmente inutilizzabile, impresentabile e pericolosa la fruizione dell’antico polmone verde cittadino negli ultimi decenni.

Dalla Villa Comunale al Tunnel della Vittoria il tratto é breve. Ed eccoci al cospetto di un opera urbana risalente al 1929 e considerata in quel tempo e universalmente “l’Opera urbana del Regime Fascista più importante d’Europa”, realizzata dall’ingegnere napoletano Michele Guadagno con tecniche progettuali all’avanguardia e fortemente innovative per quegli anni caratterizzati dalle sanzioni all’Italia e la conseguente autarchia. La Galleria della Vittoria, splendido esempio di arte, ingegno e tecnologia italiana, si mostrò immediatamente un elemento strategico di progresso per l’intera città. E ancor oggi costituisce indispensabile ed efficace strumento di collegamento per  la viabilità cittadina. Inopinatamente e sciaguratamente chiuso al traffico alcuni mesi or sono per gravi infiltrazioni di acque meteoriche e non soltanto, prodotte dall’incuria e dalla incapacità dell’Amministrazione Comunale che non ha mai inteso provvedere alla regimentazione delle acque provenienti dalla collina sovrastante con conseguenti e pericolose infiltrazioni nella volta e nelle pareti tufacee del Tunnel. Un vero disastro che ha prodotto e che tutt’ora produce danni incalcolabili in termini economici, ambientali e chi più ne ha più ne metta, spezzando in due la città in maniera caotica e insopportabile. E alla fine si é appreso anche degli errori progettuali compiuti dai tecnici del comune nelle opere di ristrutturazione, la qual cosa ha consigliato alla Magistratura napoletana, precauzionalmente, di provvedere al sequestro della Galleria della Vittoria, per evidente pericolo di crollo. Ciò con tanto di allungamento dei tempi di recupero del traforo urbano.

Ed anche quest’ultimo “disastro” contribuisce a costituire il “lascito” che il buon Sindaco con la bandana offrirà in eredità ai suoi concittadini amministrati (??) da qui alla prossima primavera. Quando sarà finalmente conclusa e in via definitiva, la tragica esperienza (per i napoletani!) degli ultimi dieci inutili anni di (non) governo della città.

(L’ARTICOLO CONTINUA NELLE PAGINE DI CAMPO SUD DI MARTEDI 9 FEBBRAIO)