Oggi i Funerali di Stato per l’Ambasciatore e il Carabiniere uccisi nel Congo.

Sono terminate nella serata di Mercoledì le indagini necroscopiche effettuate presso il Policlinico Gemelli sulle salme dei due nostri connazionali trucidati in un conflitto a fuoco in un’area molto pericolosa al confine tra Repubblica del Congo, Ruanda ed Uganda. Quest’oggi sono previsti i funerali di Stato in Roma, nella Basilica di S. Maria degli Angeli alle ore 9.30, con ripresa del Rito Funebre in diretta, a cura della Rai.

Rientrati nella notte di martedi con volo di Stato dell’Aeronautica Militare presso l’Aeroporto militare di Ciampino,  le spoglie dell’Ambasciatore d’Italia in Congo, Luca Attanasio di 43 anni ed il Carabiniere Vittorio Iacovacci, 30 anni sono state accolte dal Presidente del Consiglio Draghi e dal Ministro degli Esteri Di Maio, Autorità Religiose e militari oltre, naturalmente, dalle famiglie delle vittime dell’orrendo e incomprensibile agguato mortale. Dicevamo incomprensibile perché la Missione che stava compiendo l’Ambasciatore Attanasio era, per l’appunto, una missione di pace organizzata dal “World food programme” delle Nazioni Unite, per la consegna di derrate alimentari alla popolazione del Villaggio di Rutshuru e la visita agli alunni di una scuola-progetto voluta dall’ONU nella medesima località di frontiera. Una zona caratterizzata da continui attacchi proditori e razzìe di milizie autonomiste armate, feroci e sanguinarie, dedite ai sequestri di persona, al reclutamento forzoso di adolescenti per le loro bande armate,  violenze sugli anziani e bambini, stupri di donne anche in tenera età.

Il giovanissimo Ambasciatore era a bordo di un convoglio di auto non blindate con alla guida un cittadino congolese, collaboratore della nostra Ambasciata e il giovane Carabiniere Iacovacci che fungeva da scorta del Diplomatico, quando le vetture sono state bloccate da un “Commando” di guerriglieri e i passeggeri obbligati a scendere nella vicina boscaglia. L’intenzione degli assalitori, si presume, era quella di procedere al rapimento  del Diplomatico italiano per ottenere un possibile riscatto dal Governo Italiano. Su questo aspetto sta già indagando un nucleo di Carabinieri inviati  prontamente da Roma per gli accertamenti di rito e la dinamica dell’agguato. Senza escludere la auspicabile individuazione dei responsabili dell’orrendo fatto di sangue. In quei drammatici minuti seguiti al blocco delle autovetture e  lo spostamento violento degli ostaggi nella campagna circostante, sembrerebbe siano intervenuti in aiuto dei nostri connazionali un nucleo di “Rangers” di una vicina Riserva naturale richiamati dagli spari. Il loro arrivo avrebbe causato una violenta sparatoria tra i due gruppi armati nel corso della quale sarebbero stati colpiti a morte i due italiani e l’autista congolese. Questa ipotesi sembrerebbe confermata dagli esiti dell’ autopsia, che escluderebbe la circostanza che i nostri connazionali siano stati oggetto di una proditoria e volontaria esecuzione da parte dei guerriglieri. E lascerebbe propendere piuttosto sulla ipotesi di tentato rapimento dell’ Ambasciatore e il Carabiniere in servizio di scorta.

Nell’intervento alla Camera dei Deputati di ieri mattina, il Ministro degli Esteri ha ribadito che é ferma intenzione del Governo Italiano fare piena luce su questo tragico episodio che ha spezzato la vita a due Servitori dello Stato e all’autista congolese.  Aggiungendo  che precise e dettagliate spiegazioni dovranno essere fornite dal Comando ONU che aveva organizzato la missione, con mezzi inidonei a fronteggiare i pericoli sempre presenti in quella area operativa brulicante di bande armate incontrollabili.

Altro elemento ancora molto dubbio e che, a nostro avviso, dovrà essere adeguatamente e decisamente affrontato dal giovane Governo Italiano, é  certamente la presenza di un solo militare di scorta al convoglio. Per altro in servizio presso l’Ambasciata Italiana a Kinshasa, quindi non aggregato alle forze militari ONU. Organizzazione Internazionale che si avvale normalmente di Reparti formati da militari appartenenti a diverse nazioni, pur presenti sul territorio in numero adeguato alla complessità e pericolosità del Paese centro-africano e, per giunta, in aree di frontiera particolarmente sensibili.

Appare pertanto oltremodo sconcertante che una Missione ONU, guidata da un Ambasciatore di un paese membro, in piena zona di guerra civile, possa essere stata organizzata in maniera così superficiale e sconsiderata. Un chiarimento a gran voce da parte del nostro Governo e, segnatamente, dalla Farnesina, oltre ad un richiamo ufficiale e deciso alla responsabilità di coloro che han dato seguito a questa “missione sciagurata” cui sono stati inviati a cuor leggero i nostri connazionali, appare più che doverosa, ragionevole  ed oltremodo opportuna.

Ne va della sicurezza e della incolumità futura dei nostri Diplomatici, oltre che dei Militari dell’Arma dei Carabinieri, cui sono affidati compiti così delicati in terra straniera. Una azione incessante e meritevole, quella dei nostri Diplomatici e dei loro uomini in divisa, professionisti delle  scorte, che scaturisce dalla volontà, oltre che dal preciso dovere, di portare aiuto alle popolazioni minacciate da guerre civili o tribali (come il caso del Congo) e che non può “lasciare sul campo” proprio coloro che si prodigano per garantire pace e condizioni di vita degne di esseri umani per quelle popolazioni così  sfortunate.    Attendiamo pertanto una reazione dura ed adeguata del nostro Esecutivo nei confronti dell’ONU e dei suoi Organismi della Cooperazione Internazionale che manifestano gravi lacune e pericolose inadempienze organizzative e strutturali.

Lo dobbiamo alla memoria dei nostri giovani Caduti. Alle loro famiglie così duramente colpite. Perchè il loro sacrificio possa servire a non ripetere più errori così drammatici.

 

La Redazione di Campo Sud stringe le famiglie dell’Ambasciatore Attanasio, del Carabiniere Iacovacci e dell’autista congolese Mustapha Milambo in un sentito e commosso abbraccio per la perdita di tre autentici eroi del nostro tempo. Eroi luminosi che, con il proprio esempio, han fatto riscoprire a tanti connazionali l’orgoglio di essere italiani.