Occupazione e lavoro: Il governo naviga a vista. La disperazione dei giovani!

Chi mastica un pò di attività sindacale o chi comunque conosce le dinamiche del mondo del lavoro o, piuttosto, ha avuto la sfortuna di perdere il lavoro prima, durante o dopo il cosiddetto “lockdown” imposto dalla terribile epidemia di Covid 19, sa bene che la situazione complessiva del lavoro (che non c’é!) in Italia é in una fase mai così drammatica ed esasperante.
Neanche dopo il secondo dopoguerra, con le macerie di un conflitto lungo e disastroso, si registrarono dati occupazionali così allarmanti.
E bisogna anche dire che in quegli anni comunque durissimi della ricostruzione del nostro Paese, si avvertiva tuttavia, ovunque e molto forte, un’aria di rinnovamento e di grandi speranze. Anni entusiasmanti durante i quali furono poste le basi per il boom economico italiano dei successivi anni 60.
Oggi questa atmosfera positiva non si avverte assolutamente. Anzi. La speranza é svanita lasciando il posto alla rassegnazione. Stato d’animo che colpisce chi ha perso il lavoro e i giovani in cerca di prima occupazione, tra i quali cresce esponenzialmente il numero di quanti il lavoro non lo cerca proprio più. E se ancora lo scorso anno, prima del propagarsi del Coronavirus in Italia e nel mondo, questi giovani soprattutto meridionali con scolarizzazione elevata (diplomi o Lauree), si recavano all’estero con la certezza di stipendi più vantaggiosi o opportunità lavorative e prospettive di inserimento più allettanti e durature, oggi con le restrizioni applicate un pò da tutti i paesi europei in ragione della pandemia ancora virulenta e incontrollabile, le opportunità si sono ridotte drasticamente. Con ciò sbarrando o vanificando anche queste occasioni di lavoro, pur se oltre confine e lontano dagli affetti familiari. E non é possibile neanche affidarsi ai sedicenti “Tutors” previsti dalla normativa sul Reddito di Cittadinanza che avrebbero dovuto facilitare la ricerca, anzi, offrire opportunità occupazionali nuove e sicure per i cittadini in cerca di lavoro. Il fallimento totale di questa iniziativa é infatti sotto gli occhi di tutti. Così come la creazione di nuovi uffici del lavoro in ogni parte d’Italia. Un’altra chimera. Senza tacere che i pochi uffici del collocamento funzionanti risultano esser tali solo sulla carta, in quanto attualmente chiusi o con personale ridotto al lumicino in ragione dello smart working praticato negli uffici pubblici!
Ma diciamoci la verità, in una situazione economica e sociale oramai al collasso, con le vicissitudini del Covid 19 che hanno solo ulteriormente aggravato quanto si andava delineando già lo scorso anno con la cosiddetta crescita zero del nostro Paese e tutti gli indicatori economici in rosso, certificati dagli organismi economici e statistici di mezzo mondo, ma quale lavoro si potrebbe proporre? E da quale cilindro dovrebbero fare uscire questi posti di lavoro gli inutili Tutors, per i disoccupati di ogni ordine e grado che crescono in maniera esponenziale?
Nel frattempo cresce sempre più il numero di aziende in crisi in ogni parte d’Italia e si moltiplicano i cosiddetti “Tavoli di Crisi” presso il Ministero dello Sviluppo Economico che, in questa fase, non può che proporre l’attivazione della cassa integrazione e ogni altro ammortizzatore sociale consentito dalle norme di legge, nelle more di una soluzione di riconversione aziendale o di rilancio produttivo dell’azienda in crisi, magari utilizzando incentivi pubblici…….e cresce contemporaneamente l’indebitamento dell’INPS.
Tutto questo senza dimenticare che proprio al Ministero dello Sviluppo economico risultano ancora al palo le trattative con Alcelor Mittal per l’acciaieria di Taranto e con la multinazionale americana proprietaria della Whirpool di Ponticelli. Tavoli di crisi irrisolti che “vantano” ormai un paio di anni di trattative inutili.
E’ davvero una situazione drammatica quella che stiamo vivendo sul fronte dell’occupazione, così come é davvero troppo preoccupante il numero di lavoratori dei servizi, della ristorazione, piuttosto che gli artigiani e i commercianti che ogni giorno chiudono le loro attività. E in via definitiva. Non siamo certi che a livello governativo abbiano ben compreso la portata reale del fenomeno e l’impatto socio economico per il Paese. Brancolano nel buio più assoluto e si perdono in disquisizioni dotte su finanziamenti europei che, allo stato, potrebbero arrivare solo nel 2022. Ma solo se trovano un accordo a Bruxelles, che sembra ancora lontano. Mentre é drammaticamente realtà la polemica sull’aumento dello stipendio del Presidente dell’INPS. Organo che non ha certo brillato nella gestione dei contributi ai soggetti più danneggiati dalla epidemia di Coronavirus e personaggio troppo spesso scivolato in stupidaggini davvero clamorose nella gestione dell’Ente a lui affidato. Vicenda invero evitabile in una situazione ormai ingovernabile. Ma come si dice: si salvi chi può !!
Riusciranno a capacitarsi e a comprendere le ragioni di Tritico le centinaia di migliaia di nostri concittadini che aspettano ancora dall’INPS la liquidazione della cassa integrazione per il lavoro perduto a causa della pandemia?
E intanto il Ministro delle Finanze Gualtieri ci avverte che solo nelle regioni del sud Italia ci sono 800.000 posti di lavoro a rischio per effetto della crisi seguita alla pandemia di coronavirus. Lo ringraziamo per l’onestà intellettuale. Anche se siamo convinti che si tratta di un numero dichiarato per difetto. E tuttavia ci sarebbe piaciuto molto di più conoscere le prospettive e i correttivi predisposti dal Suo Dicastero per fronteggiare questo cataclisma annunciato. Magari senza far ricorso alla speranza ancora lontana del Ricovery fund. E questo perché un vecchio proverbio napoletano recita : “CHIACCHIERE E TABACCHIERE DI LEGNO IL BANCO DI NAPOLI NON LE ACCETTA IN PEGNO”.