Giorgio Almirante e la vocazione sociale e popolare del M.S.I.

Un ricordo dello statista Emiliano a 32 anni dalla sua scomparsa.

L’Editore del quotidiano Campo Sud, questa mattina, mi ha invitato a scrivere un “ricordo” di Giorgio Almirante, in occasione del trentaduesimo anno dalla sua scomparsa.
Mi sono immediatamente reso conto di quanto sia difficoltoso comporre un profilo di un uomo politico così autorevole, rappresentativo, carismatico e, per molti versi controverso. Amatissimo e apprezzato da tanti, così come osteggiato e combattuto sino ai limiti della persecuzione politica e personale più livorosa, strumentale e fanatica. Basti ricordare le tappe della discriminazione che subì Almirante con la fine del 2° conflitto mondiale: dalla Epurazione post bellica quale ex combattente della R.S.I. , al provvedimento di Confino a Salerno comminato dalla Procura di Roma nel 1947 in quanto ritenuto “ elemento pericoloso all’esercizio delle Libertà democratiche”. Dalle innumerevoli denunzie per Apologia del Fascismo alla conseguente revoca della cattedra di Lettere presso un Istituto scolastico statale di Roma. Dalle 2 consecutive richieste di Autorizzazione a procedere inoltrate alla Camera dei Deputati dalle Procure della Repubblica di Spoleto (per le ipotesi di reato di insurrezione armata contro i poteri dello Stato e attentato contro la Costituzione) e Milano (Tentata ricostituzione del Partito Nazionale Fascista) alle accuse del quotidiano comunista L’Unità che lo definì fucilatore di partigiani e giovani renitenti alla leva negli anni della Repubblica di Salò. Cosa che gli costò anni di procedimenti giudiziari e danni di immagine incalcolabili.
Un continuo ed estenuante tentativo di frange della DC e dell’intero schieramento della sinistra comunista di eliminare giudiziariamente un avversario ostico e irriducibile divenuto, con il suo partito, un autorevole interlocutore delle classi sociali più disagiate e, dunque, pericolosissimo concorrente delle velleitarie e inconcludenti politiche sociali della sinistra nostrana, sul fronte delle battaglie contro l’emarginazione e le nuove povertà della società italiana negli anni 70.
A tal proposito, in quel periodo, Almirante lanciava un chiaro messaggio agli elettori e agli avversari storici :
“ Il M.S.I. non è totalitarismo, ma ritiene lo Stato diverso e superiore ai partiti;
Non è nostalgico, ma moderno;
Non è Nazionalista, ma Europeista;
Non è conservatore-reazionario, ma socialmente avanzato”.
Un messaggio efficace che esprimeva l’idea di Stato e di società che il Partito intendeva perseguire tanto in Italia, quanto in Europa. Un partito sempre più vicino alle classi più deboli e alle istanze dei cosiddetti invisibili. Già gli invisibili………. quella categoria di “cittadini senza cittadinanza” e senza diritti. Quegli uomini e donne italiane che erano sinceramente nel cuore e nei pensieri di Giorgio Almirante. Sempre. E se il mio Editore me lo consente, vorrei testimoniarlo con un aneddoto personale di vita vissuta:
era il mio primo anno di Liceo, il 1969. Ed era anche l’ anno della fase più acuta delle rivolte studentesche in tutta Italia. Napoli ribolliva nelle fabbriche, negli Atenei e nelle Scuole Superiori ed io, inconsapevolmente, pagai un prezzo davvero salato per l’”inconsueto” stile troppo ordinario di vestire : niente Jeans, niente Eskimo, niente tascapane per i libri (…. E tante altre cose….) ma solo la tradizionale molla di gomma colorata come in uso alle scuole medie, ma soprattutto niente capelli lunghi e trascurati ……….!!
Preso facilmente di mira con queste caratteristiche non proprio da studente “allineato”, fui oggetto di una aggressione piuttosto brutale, assolutamente gratuita, ma soprattutto improvvisa e imprevedibile, che mi costò un po’ di giorni di ospedale, qualche punto di sutura e tanta rabbia in corpo.
Capii subito che non potevo rimanere a guardare senza prendere posizione. E fu così che scelsi di iscrivermi, immediatamente dopo il ricovero, alla “Giovane Italia” l’Organizzazione giovanile del M.S.I di Giorgio Almirante. E dopo qualche mese, ebbi la fortuna di conoscere il Segretario personalmente. Era il periodo Natalizio di quello stesso anno e Giorgio Almirante, come ogni anno, usava far visita a Napoli ai profughi Dalmati e Istriani che erano stipati nelle casette minime dell’ex Caserma della Canzanella di Fuorigrotta. Struttura trasformata in Campo per profughi e sfollati della seconda guerra mondiale. Lo stesso luogo che, un anno dopo, si sarebbe ulteriormente riempito di altre famiglie italianissime scacciate dalla Libia di Gheddafi, senza poter portare con se, da quelle terre, assolutamente nulla, tranne abiti e qualche effetto strettamente personale.
Almirante arrivò al Campo profughi intorno le 11 del mattino con poche persone al seguito ed il suo autista. Fu accolto con grande gioia dai rappresentanti della comunità Istriano Dalmata tra i quali riuscirono ad intrufolarsi una decina di giovanotti della Sezione MSI di Fuorigrotta per assicurare una sorta di Servizio d’Ordine (del quale non c’era alcun bisogno vista la familiarità dei profughi con Almirante).Tra questi ragazzi della Giovane Italia c’ero anch’io. Appena quattordicenne e felicissimo di poter vedere Almirante così da vicino. La visita del Segretario non fu breve. Rimase a parlare a lungo con ciascuno dei profughi e ad ascoltare le loro istanze e le loro storie raccapriccianti. Qualcuno raccontò dei terribili momenti vissuti nelle loro terre di origine e le sofferenze e violenze sopportate, prima di essere scacciati con la forza come bestiame infetto. Per la prima volta venivo a conoscenza dell’epopea dei nostri connazionali di quelle terre lontane ma italianissime. E scoprii e le atrocità compiute dai partigiani di Tito con gli abitanti di quelle zone di confine a ridosso delle città di Trieste, Gorizia, Capodistria , Pola, Fiume. Venni a conoscenza di episodi cruenti e inimmaginabili. Seppi dell’esistenza delle foibe e delle centinaia di migliaia di nostri connazionali inghiottiti in quelle gole carsiche profonde, sospinti dai partigiani slavi dopo averli vigliaccamente legati gli uni agli altri con filo spinato. Almirante ascoltava in religioso silenzio con i suoi occhi penetranti colmi di lagrime e commozione evidente. Dopo qualche ora il Segretario si congedò dai suoi amici profughi e dette loro appuntamento per la Santa Pasqua dell’anno successivo. E fu così che quell’appuntamento di Almirante con i profughi Istriani e Dalmati (e dall’anno seguente anche i nuovi profughi della Libia) del Campo della Canzanella, divenne anche il mio appuntamento fisso di Natale e Pasqua con questi nostri connazionali, sino alla metà degli anni 80.
Il terribile terremoto dell’Irpinia del Novembre 1980 aveva sconvolto anche la città di Napoli e con essa le fatiscenti casette minime del Campo Profughi della Canzanella. Almirante chiedeva con insistenza ai suoi rappresentanti in Consiglio Comunale e in Regione Campania di provvedere ad una sistemazione alloggiativa degna di questo nome per i profughi. L’occasione ci fu offerta dalla Legge sulla ricostruzione delle zone terremotate (il cosiddetto bando dei ventimila alloggi=. Con una sinergica quanto efficace azione dei Gruppi Consiliari del MSI della Circoscrizione di Fuorigrotta e del Consiglio Comunale di Napoli, riuscimmo ad inserire gli alloggi dei profughi della Canzanella tra gli edifici irrimediabilmente compromessi dal sisma. E dopo qualche anno ciascuna famiglia poté finalmente vedersi assegnata una abitazione decorosa e sicura. Almirante che aveva sempre seguito questa vicenda con premura e ottimismo, volle per primo dare la notizia ai suoi vecchi amici profughi Istriano Dalmati, cui si aggiunsero gli Italiani della Libia. Quello fu l’ultimo appuntamento di Almirante con i profughi della Canzanella. Il Segretario si presentò a Fuorigrotta raggiante ma commosso come non mai. Il suo Partito, i suoi rappresentanti negli Enti Locali avevano compiuto quel miracolo da lui tanto desiderato. E i suoi vecchietti, grazie all’impegno infaticabile di quell’uomo con gli occhi profondi e azzurrissimi, potevano finalmente vivere un momento di felicità e di autentica soddisfazione. Una casa nuova e confortevole era stata assegnata anche a loro da quella ITALIA che avevano sempre amato più di qualunque altra cosa.