Non si capisce perché questa città non ha ancora dedicato una strada o una piazza a un suo grande sindaco, Achille Lauro. Che, non sempre a ragione, viene associato al “ sacco di Napoli”  che ha sfregiato il volto  la città.

Eppure questa città ha accettato che solo una piazza venisse intitolata ai Borbone (la piazza Carlo III sulla quale prospetta il grandioso Reale Albergo dei Poveri) che hanno realizzato molte grandi opere a Napoli e nel Regno, che sono un vanto dell’Italia democratica.

Ed ha accettato che ben 29 siti cittadini tra corsi, piazze, scale e vicoli venissero intitolati ai Savoia che non hanno fatto nulla  ( perfino a  Vittorio Emanuele III, corresponsabile della dittatura fascista, delle leggi razziali e della disfatta dell’8 settembre 43).

Una città che ha accettato di dedicare il suo più bel viale al comunista sardo Antonio Gramsci (ma i napoletani se ne fottono e continuano a chiamarlo viale Elena) confinando il comunista napoletano Amadeo Bordiga in un vicoletto cieco in quel di Fuorigrotta in mezzo a Cicerone, Ovidio, Pollione, Silio Italico e altri illustri romani.

Bruno Zevi, ebreo e antifascista,  grande storico dell’architettura,  che continuò a chiamare Foro Mussolini quel che l’antifascismo rozzo e fazioso ribattezzò Foro Italico (lo stesso antifascismo che ritenne necessario trasformare Littoria in Latina conservando però l’originario nome di Sabaudia), ebbe a pronunciarsi a favore di una piazza  a Benito Mussolini citando la Balbo Avenue dedicata dalla città di Chicago al coraggioso trasvolatore che, dopo aver superato l’Atlantico con i 25  idrovolanti, ammarò nel 1933 sul lago Michigan. E citando il sindaco di Roma Francesco Rutelli che avrebbe voluto dedicare una strada della capitale a Giuseppe Bottai, il ministro fascista autore delle leggi del ’39 sulla tutela del nostro patrimonio storico-artistico e delle bellezze naturali.

Nel 1945 l’amministrazione Fermariello pensò che una città fortemente danneggiata dagli eventi bellici si dovesse dotare di un nuovo strumento urbanistico. Che, infatti, venne redatto da alcuni tecnici di sinistra. La stessa cosa pensò e fece Lauro  nel ’54 con un Prg affidato a una commissione ampiamente rappresentativa della società civile, nella quale non ebbe alcuna esitazione a chiamare anche un grande tecnico come l’ingegner Amadeo Bordiga, fondatore del PCI nel 21 assieme a Gramsci. Un monarchico che si avvaleva del talento di un comunista. Un fatto che allora suscitò un certo scalpore.

Ma né il Prg di sinistra né quello di Lauro divennero mai operativi. Per la semplice ragione che quello del 1939 non perse mai di efficacia né nel periodo postbellico né nel periodo laurino ( 6 anni e tre mesi e non un decennio come scrivono alcuni sprovveduti )  né nel periodo successivo.

Solo nel 1972 fu sostituito  dal Prg promosso da quel grande assessore all’urbanistica che fu Alberto Servidio.  Altro personaggio del quale pochi si ricordano in questa smemorata città.

La cronaca, come la storia, va fatta con onestà intellettuale.

E documentandosi adeguatamente, come sosteneva Luigi Einaudi, ottimo ministro dell’economia  e grande Presidente della Repubblica.

Il sindaco Lauro ha avuto grandi meriti nel “rinnovamento della città”.

Ha costruito a sue spese il Villaggio Lauro a Fuorigrotta per trasferirvi i baraccati di via Marittima( e trasformò l’area in un lussureggiante giardino pubblico ).. Ha regalato alla città la fontana di piazza Trieste e Trento. Ha “rifatto” piazza Municipio con la eliminazione dei lecci. Ha rifatto le strade e le piazze rimuovendo linee tramviarie ( e questo si rivelò un errore). Ha presieduto e potenziato la squadra di calcio. . Ha dato impulso alla costruzione dello stadio San Paolo a Fuorigrotta. Ha voluto la nuova stazione ferroviaria di Piazza Garibaldi, che è stata realizzata a seguito del concorso nazionale bandito nel 1954 dal comune di Napoli ( lui sindaco) e dal ministero dei Trasporti. E ha rilanciato il turismo.

Nessuno dei sindaci venuti dopo  ha operato meglio di Lauro.