Qualche mese fa tutto il mainstream mondiale osannava ed incensava il popolo cinese per aver costruito un ospedale da zero, in solo dieci giorni, per i malati colpiti dal terribile nuovo Coronavirus. Poi venne la volta dell’Italia, non solo per la manifestazione e per il contagio da Covid-19, ma perché un team di ricercatori italiani, tutto meridionale, aveva isolato il virus. Quindi venne la fase delle critiche del fratello d’Italia meneghino prof. Galli della Loggia al collega prof. Ascierto, scienziato medico napoletano che aveva osato dire al mondo intero che vi era un farmaco da lui stesso utilizzato per la cura dell’artrite reumatoide che sembrava funzionare anche contro questo nuovo nemico invisibile e sconosciuto. Anzi, il dottor Ascierto ha fatto di più: ha avuto l’ardire di comunicare l’eccezionale scoperta all’AIFA, all’agenzia del farmaco che ha dato il placet allo studio del Professore dell’Istituto Pascale.

Se questi sono i giorni della disperata speranza e del necessario bisogno di notizie positive, rappresentate da un plateau e non da una curva discendente, ciò che impenna l’entusiasmo può essere la gara di solidarietà scattata nell’intero Stivale, con la chiamata ai camici da parte di numerosissimi medici ed infermieri e che ha coinvolto moltissimi imprenditori che, oltre a donare somme di danaro da investire nella lotta al comune nemico, hanno riconvertito la loro produzione a seconda dei bisogni e delle necessità. A Milano gli Alpini, che arrivano da tutta Italia, in soli dieci giorni hanno tirato su un ospedale vero, non cinese, non con le pareti di cartongesso, ma dotato di ogni comfort e sicurezza. Che entrerà in funzione a breve. Con le macchine già installate e il personale solo in attesa di iniziare a rendersi utile.

In questo generale clima di entusiasmo “strutturale” che sicuramente fa bene alla Nazione ed al suo popolo vi è qualcosa che, chissà perché, nessuno dice. Nemmeno i media locali e nazionali, che pur dovrebbero amplificarne il vanto. Tra gente che arriva da ogni porto, altri stipati in casa nonostante il 60% della gente ancora si reca a lavoro, militari che presidiano le strade e altri che nelle stesse strade si “esercitano” e (ci) aiutano, vi è una taske-force di giornalisti scientifici anglosassoni che, scorrazzando per l’intero Stivale, ha potuto dire ai loro connazionali all’ombra del Big Ben, che a Napoli, “nel sud del Paese” come riporta testualmente il servizio di 5 minuti andato in onda su Sky News International – canale all news del gruppo Sky – è possibile parlare del temutissimo nemico Covid-19 con tanto sano e fondato ottimismo, senza far vedere visi stravolti dal lavoro e consumati da occhiali e mascherine, senza file interminabili di anonime e solitarie bare caricate su camion militari. Senza ob torto collo nascondere il dramma della Sanità italica e regionale al collasso che, decurtata meno e rispondente peggio, cela nascoste potenzialità e eccezionali risultati.

A Napoli, l’ospedale Cotugno, riconvertito interamente nella cura del Covid-19, rappresenta l’eccellenza non solo meridionale e nazionale, ma addirittura mondiale!

Qui è possibile vedere all’opera una macchina organizzatrice perfetta e ottimamente funzionante, dove – caso unico al mondo – nessun medico,​ paramedico e personale ausiliario – è stato contagiato. Il servizio mostra una macchina eccellente a lavoro senza fermarsi mai, con peculiarità mai visti altrove: guardie di sicurezza sorvegliano ininterrottamente i corridoi affinché i diversi locali “non comunichino”, il personale sanitario indossa maschere simili a quelle anti-gas e comunque molto differenti da quelle chirurgiche fatti con gli stracci cattura-polvere, ermeticamente equipaggiate di tute, calzari e copri-testa. Le soluzioni mediche da sottoporre ai pazienti vengono preparate fuori dalla stanza di degenza, dove il personale non entra mai, comunicando attraverso dei vetri appositi con il personale vicino ai pazienti che, non lasciano mai la loro postazione, durante la crisi. I medicinali vengono quindi scambiati attraverso una porta di compartimento. Finita questa operazione vi è la delicata fase di svestizione: via camici e guanti nonostante non si sia entrati con contatto con niente e con nessuno.​ L’attenzione ai dettagli, che inizia dallo scanner test, una macchina simile a quella che si trova negli aeroporti, ma con il compito di una approfondita e totale disinfezione, è fondamentale.

Altro stereotipo incredibilmente smontato dalla tivvù anglosassone riguarda proprio i ricoverati e la loro età: media, proprio quella dei soggetti lavoratori.

Se è vero che al Sud si è avuto il tempo di capire e prepararsi, è altrettanto vero che il Cotugno partiva già dalla riconosciuta eccellenza, ma ciò che stupisce – e che premia – è lo sconvolgente rispetto delle regole, la separazione degli ambienti e la meticolosità dell’operare, possibile solo se si parte dalla competenza, dall’amore per il proprio lavoro che è passione per esserci. Anche nell’anonimato, ma sempre positivi.