Dalla quotidiana conta della Protezione Civile, presieduta da un contabile di professione, pare che il Coronavirus fa un poco meno paura, che i caduti sono numerosi ma che si rafforza anche l’esercito di chi lo ha sconfitto, che finalmente si inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel del lombardo-veneto e che ancora una volta i medici e gli infermieri italiani accorsi in aiuto al motore dell’economia italiana stanno facendo un ottimo lavoro. Si può essere ottimisti, ma cauti. La guardia deve restare alta ed è bene rimanere guardinghi in tuta e mascherine. Non tutto si dissolverà in fumo, che comunque lascia le lacrime negli occhi. D’altronde non è nemmeno arrivato così “anonimamente” e all’improvviso. Meglio approntare anche una strategia d’uscita allora, indolore e che possa essere lasciata alla storia che “qualcuno” ha detto di fare. La storia scritta, come sempre, da chi ha vinto, da chi è restato. Che sia credibile stavolta, almeno letta col senno di poi.
In caso contrario, come spiegheranno e come crederemo alle misure messe in campo per combattere questo Covid-19, più familiarmente “nuovo coronavirus”? Tra i sopravvissuti chi ci crederà – non certo i vecchi e i portatori delle patologie pregresse –che il Governo del Bel Paese ha detto a chi era malato di starsene in casa e non andare in ospedale dove i medici lavorano senza DPI adeguati e con addosso sacchetti della spazzatura? E che lo stesso compratore di Governo che spaccia panni cattura-polvere per mascherine protettive, previo pagamento, non ha un nome e non è comparso davanti ad alcun un giudice? Che l’esecutivo secondo Conte ha recluso – illecitamente -tutti i sani (supposti in quanto agli asintomatici non è concesso effettuare il tampone) in casa e lasciando l’ora d’aria anche agli inconsapevoli portatori? Che medici e paramedici, a stretto contatto e contagio con i positivi, non accedono ancora ai tamponi che non ce ne sono, ma se ti chiami Zingaretti Nicola te ne fanno tre? Come spiegheranno che il decreto “Restate a casa” consente di andare a fare la spesa, ma non di fare la spesa? Quale la giustificazione secondo cui i tabacchi possono essere venduti quando il Coronavirus attacca i polmoni e inibisce le attività respiratorie? Come si fa a chiamare un decreto “Salva Italia” se le tante partite (mai participio fu più azzeccato!) IVA, in difficoltà già prima dell’epidemia, dovranno continuare a pagare le tasse? A maggio, però, per decreto quando sulla Gazzetta Ufficiale di gennaio 2020 la stessa firma dichiarava lo stato di emergenza fino a luglio dello steso anno. Come si fa a legiferare, o meglio a decretare, sine Parlamento, e poi lasciare ogni iniziativa “a discrezione dei Prefetti”? A stanziare fondi per i cittadini, ma lasciare ai Sindaci la gestione delle risorse che, in realtà, sono quelle già stanziate per il Fondo di Solidarietà Comunale? Ad annunciare di sabato un simile provvedimento quando il lunedì successivo era solo possibile farne richiesta presso gli uffici che poi dovranno valutare, ma intanto presi d’assalto? Quei Sindaci divenuti sentinelle quando i Governatori della Regione, spesso inascoltati, hanno dovuto tracciare la strada maestra, unica percorribile, al governo centrale che ha lasciato tutti allo sbando, previa umiliazione, e che hanno dovuto decidere di fare da sé. Che si avvale di una Protezione Civile per la conta dei morti. Totali, non per e di coronavirus. Perché ai morti non vengono eseguiti né tamponi, né autopsie e, dunque, viene giornalmente reso noto un numero che niente significa. Ma forse questo non importa. Forse il Covid non importa perché su di lui non s’indaga.

E se il problema non fosse rappresentato dal Coronavirus che sarebbe solo una concausa, un effetto collaterale? Visto che siamo nell’irreale, perché non pensare ad un test di reazione difronte ad una pandemia? Ad una nuova micidiale arma NBC (nucleare, batteriologica, chimica) testata? Ma quella è roba da militari! Quei soldati non tanto diversi da quelli che solo il mese scorso hanno affollato le nostre città. Non quelli reclutati per l’emergenza spazzatura, però, o quelli non interpellati per la ricostruzione del ponte fu Morandi, quelli che si voleva mandare a sistemare i sanpietrini dalla Raggi o quelli – gli Alpini – che hanno costruito un intero ospedale completo di tutto in cinque giorni (e non delle strutture prefabbricate cinesi in dieci giorni!). Quei soldiers che, per un’esercitazione poi annullata, hanno scorrazzato per le nostre strade senza mascherine e senza vaccini, ma armati fino ai denti in piena emergenza sanitaria mondiale e che solo in pochi hanno visto in quanto tutti gli altri erano già reclusi in casa.

E se gli aiuti portati da questi Eserciti fossero solo la dimostrazione della propria potenza da esibire al nemico presente sullo stesso territorio e la mano tesa solo un motivo per studiare l’accaduto, quindi per capire come proteggere loro stessi? Ma no, è solo un’influenza! Solo un poco più aggressiva. Intanto i Cinesi non li abbraccia più nessuno, i loro ristoranti sono deserti e gli aperitivi della Milano da bere che non si ferma quasi istituzionalizzati sono stati vietati dal governo di appartenenza. I Cinesi veri, per loro stessa volontà, sono divenuti eremiti a Prato.

Intanto la curva sale, scende, ma ci sono dati positivi, decresce, ma non bisogna abbassare la guardia, il picco tanto atteso forse è arrivato, o forse no. È previsto per la settimana prossima, o fra dieci giorni: il Covid ha un tempo di incubazione di 14 giorni, ma noi siamo stati imprigionati in casa già da tre settimane. Il picco, ormai, è come il virus stesso: è invisibile, terrorizza e ancora non si sa se è venuto, ha da venire o è passato. Si mimetizza quasi. Può essere letale ed innocuo. Sostanzialmente un’arma. Quanto durerà? Non è dato sapersi. Come sarà il futuro? E chi te lo dice. Nulla sarà come prima. Ma in bene o in male? Nessuna riposta. Per quanto tempo si sarà postivi una volta sconfitta la virale malattia? Non si sa. Però il Governo, dopo l’annuncio di Renzi, tweetatore teutonico, ​ e in attesa dell’ennesimo picco, apre alla possibilità di una “graduale riapertura”. D’altronde Maggio è vicina e le tasse vanno pagate. La gente inizia ad assaltare i supermercati e al reddito di cittadinanza si potrebbe affiancare il reddito di epidemia. Se qualcuno lo pagasse. Ci sarà un altro decreto, prima annunciato, rigorosamente di notte, e poi approvato per rinnovare quello in scadenza che obbligherà ad una proroga delle misure restrittive, ma solo su richiesta dei Governatori, sentiti i Sindaci che sono sentinelle che tasteranno la temperatura nelle città che saranno prese d’assalto per tasche e casse vuote.​ Lentamente apriamo. D’altronde non tutto era stato chiuso. Quindi non cambia nulla. Nemmeno il Governo che è in forma. E che continua a dare il meglio di sé. E dopo? Dopo sarebbe opportuno propinarci ancora un’altra favoletta. Magari quella secondo cui ci racconteranno che lo sperone d’Italia è diventato Bardonecchia, che al mare si andrà per il ponte di Ognissanti ad Aosta (tanto le comunità montane a 0 m s.l.m. già sono costituite) e a sciare a Ferragosto a Palinuro. Che le griffe de l’Italie, una volta stilisti ed oggi creatori di camici e mascherine, creeranno tute da mare e costumi da neve, che la Ferrari, che oggi produce respiratori, convertirà la sua produzione in cannoni sparaneve. In attesa del best-seller “Cristo è sceso a Borgo Panigale” da leggere in baita costume e mascherina.