Crisi produttiva 2020

Nei mesi scorsi, su queste pagine, avevamo ampiamente affrontato la incredibile vicenda della crisi aziendale della Whirpool di Ponticelli, evidenziando come, maldestramente, l’allora Ministro dello Sviluppo Economico (?) Luigi di Maio, si fosse fatto gabbare dai vertici della multinazionale americana, leader del settore degli elettrodomestici per la casa. Quest’ultima, infatti, senza colpo ferire e approfittando della debolezza e della impreparazione dell’interlocutore governativo, in poco meno di un anno, ricusava un accordo già sottoscritto con il Ministro pentastellato, mandando all’aria un progetto di riconversione e rilancio produttivo della fabbrica napoletana, siglato con eccessiva improvvisazione e assolutamente privo di garanzie di salvaguardia per lavoratori e sito produttivo.
Dopo aver registrato la cocente sconfitta e la clamorosa figuraccia planetaria, il “nostro” Ministro Di Maio “riparava” agli Esteri, lasciando il nuovo Ministro Grillino, Stefano Patuanelli, alle prese con una crisi industriale e occupazionale ormai divenuta incandescente.
Riprendevano, dunque, a Settembre dello scorso anno le trattative con i managers della Whirpool, riportando la complessa vertenza al “Tavolo di Crisi” del Ministero dello Sviluppo Economico. In quella sede Istituzionale si cercava, invano, di proporre iniziative e soluzioni puntualmente respinte al mittente. Tanto per la inadeguatezza delle proposte avanzate dal MI.SE, quanto per la consapevolezza che l’interlocutore pubblico manifestava scarsa autorevolezza ed evidenti carenze sul fronte complessivo delle strategie di politica industriale per il Mezzogiorno e non soltanto.
Prova ne sia e senza timore di smentite, se andiamo ad analizzare l’elenco interminabile (circa 160 aziende in crisi su tutto il territorio nazionale con altrettanti “tavoli” attivi al MI.SE) di crisi aziendali ancora aperte o, per meglio dire, irrisolte e tutt’ora al vaglio del Ministero dello Sviluppo Economico:
– BLUTEC (Termini Imerese);
– FERROSUD (Matera);
– JABIL ITALY (Marcianise CE);
– NATUZZI (Puglia e Basilicata);
– HEINZ PLASMON (Latina);
– PORTO INDUSTRIALE DI CAGLIARI (Sardegna);
– AUCHAN /SMA Grande Distribuzione (stabilimenti in Campania e altre regioni meridionali);
– POLI PETROLCHIMICI SICILIANI (Augusta e Gela) ;
– HONEYWELL (Atessa);
– ELETTROLUX (Stabilimenti in Lombardia e Nord Est);
– INVATEC (Brescia);
– PIAGGIO AEREO (Genova);
– FERRIERA DI SERVOLA (Trieste);
– C. M. C. (Ravenna);
– BEKAERT (Figline val d’Arno);
– MAHLE MOTORI TENOLOGIE DIESEL ( Saluzzo, Piemonte);
– BOSCH (Modugno BA);
– F. C. A. ex Gruppo FIAT (Stabilimento di Pratola Serra AV);
– VISMARA / FERRARINI (Castel Nuovo Monti RE);
– GRUPPO ARVEDI SIDERURGIA TRIESTINA (Trieste);
– STEFANEL (Treviso);
– CANDY/ HOOVER ELETTRODOMESTICI (Brugherio, Monza);
– LA PERLA GRUPPO TESSILE (Bologna);
– MERCATONE UNO (Tutti i punti vendita in Italia);
– UNILEVER GRUPPO ALIMENTARE (Sanguinetto VR e altri stabilimenti in Italia);
Tanto per citare i casi più recenti e alcune tra le più note aziende italiane in difficoltà che attendono un intervento risolutivo del Governo per uscire definitivamente dall’incubo della cessazione delle attività produttive e dallo stillicidio dei gravosi ammortizzatori sociali (per le finanze del Paese) e la conseguente perdita di posti di lavoro, a macchia d’olio, su tutto il territorio nazionale.
Naturalmente non va sottaciuta la annosa vertenza ALITALIA e la ancor più disastrosa vicenda di ALCELOR MITTAL (ex ILVA) che rappresentano, già da sole, la ciliegina sulla torta dell’incompetenza colpevole e dell’improvvisazione più manifesta del governo giallo-rosso.
Ma torniamo alla crisi Whirpool e al suo epilogo disastroso, tanto per l’economia meridionale e Campana in particolare, quanto per i malcapitati lavoratori dell’azienda napoletana che vedono allontanarsi, forse definitivamente, la speranza di un lavoro sicuro nell’azienda cui avevano tanto dato e tanto sperato in questi lunghi anni di attività, al riparo da crisi di settore e crisi di sistema. E già………perché la Whirpool non è una azienda decotta o non costruisce prodotti fuori mercato o tecnologicamente superati. Tutt’altro. La fabbrica di Ponticelli, passata per una recente ristrutturazione aziendale, produce attualmente lavatrici tecnologicamente avanzate e opera con maestranze professionalmente preparate e pronte a qualsivoglia introduzione di ancor più innovative tecnologie di produzione. Laddove fosse necessario per adeguarsi alle regole ferree del mercato.
Ma le logiche del mercato sono altra cosa rispetto alla logica del profitto. E la multinazionale americana, con cinismo disarmante, potendo sfruttare la situazione di assoluta inerzia, di “vuoto cosmico” e di palese inconcludenza dell’Esecutivo, ha puntato alla chiusura di uno stabilimento nel napoletano, per trasferire queste produzioni di eccellenza negli altri poli produttivi esistenti in Italia settentrionale o forse all’estero. Con buona pace dei lavoratori, delle conseguenze economiche e sociali in un’area particolarmente depressa del nostro paese, della crisi economica e occupazionale più feroce e perniciosa che si ricordi.
In questa tragica e inaccettabile situazione suona davvero stridente e inopportuno ogni altro appello delle forze di governo al corpo elettorale. Ogni altro proclama o impegno da disattendere nel prossimo futuro: dalla riforma della giustizia alla riduzione del cuneo fiscale; dal contrasto al fenomeno dell’evasione fiscale alla rescissione dei contratti per i concessionari delle linee autostradali italiane, passando per la crescita economica e l’occupazione. Possono riuscire nell’impresa coloro che non garantiscono neanche il mantenimento dell’occupazione nelle fabbriche in crisi? Possono avere credibilità forze politiche che conoscono un solo metodo per mettere una “toppa” alla crisi finanziaria del Paese? Pensiamo alla soluzione antica e abusata, delle sinistre, di applicare nuove tasse e nuove gabelle ai propri cittadini. Nuove tasse proprio come quelle programmate per il prossimo Luglio (SUGAR TAX e PLASTIC TAX) con la manovra di Bilancio 2020, che vedrà, senza ombra di dubbio, decine di aziende del settore in difficoltà con venti di crisi che già soffiano sulla nostra economia e che sono già stati annunciati dalle forze sindacali e imprenditoriali, pronte a dare battaglia ad un governo ormai “suonato”.
Ma su questo tema davvero allucinante, avremo modo di soffermarci prossimamente.

C A R L O L A M U R A