Oggi parlare di politica con i ragazzi è diventato complesso, negli ultimi anni cresce sempre più un senso di sfiducia nei confronti di quest’importante istituzione, capita spesso infatti di ascoltare giovani adolescenti dire: “I politici sono tutti ladri”, oppure “la politica è una cosa sporca”. A causa di questa sfiducia diffusa nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una progressiva crisi di partecipazione alle strutture politiche tradizionali con conseguente impoverimento culturale e sociale delle generazioni più giovani, perché la politica è in primis conoscenza, competenza, dialettica, confronto, senza i quali è difficile sviluppare un pensiero critico e costruttivo sui problemi e sui processi storici e culturali nei quali siamo immersi.

Le promesse non mantenute, gli scandali, l’opportunismo, i giochi di potere, queste sono le ragioni per le quali regna lo scetticismo tra le nuove generazioni che sono diventate l’oggetto escluso da una politica e una cultura nate e cresciute in un mondo parallelo all’universo giovanile.

Le generazioni passate nel bene o nel male si sono trovate in contesti in cui l’indifferenza non era contemplata e hanno dovuto compiere scelte di campo, generazioni che hanno sognato, hanno sofferto, hanno lottato superando talvolta anche dei limiti ma sempre avendo a cuore un ideale, una meta, un obiettivo collettivo ancor prima che personale.

 Oggi è diffusa la percezione che la politica sia un qualcosa di inutile, superfluo, talvolta noioso e dannoso, senza capire che senza di essa sono proprio gli stessi giovani ad essere più danneggiati, e se si vuole coltivare una reale speranza di crescita, progresso e sviluppo sociale è soltanto mediante le leve della politica che si può ottenere qualcosa di buono per la collettività.

Se da un lato i giovani spesso non irrompono nello scenario politico e non si conquistano il giusto spazio, sono anche i vecchi detentori di potere e privilegi a fare di tutto per arroccarsi sulle proprie posizioni e non favorire il ricambio generazionale, in una sorta di complesso di Edipo che tanto male fa alla politica stessa. Spesso si sente dire da politici consumati che i giovani sono il futuro che bisogna lavorare per loro, come a dire “per ora ci siamo noi, poi quando non ci saremo più si vedrà” e da questi che bisogna diffidare ancor di più perché i giovani non sono il futuro lontano ma sono già il presente e devono iniziare a scuotersi da questo torpore e a prendere scelte, fare, agire, talvolta sbagliare ma di certo assumersi delle responsabilità e per fare ciò devono sentire la concreta e tangibile fiducia nei loro confronti.

Cosa si potrebbe fare per invertire la rotta? La strada da percorrere non è facile, ma questo non vuol dire che si debba gettare la spugna. Gli strumenti per offrire iniezioni di fiducia alle nuove generazioni ci sono, basta utilizzarli.

Il primo argomento da proporre ai giovani è quello del recupero del senso della collettività. Se si comprende l’importanza del proprio rapporto con gli altri e del proprio contributo all’interno della società, si può trovare ottimismo anche nell’approccio con il mondo della politica, considerandola uno strumento di aiuto alla società. Qualche realtà politica, culturale e sociale che ha come protagonisti i giovani esiste, c’è e si impegna senza tregua nello squarciare questo velo di indifferenza, talvolta anche con dei buoni risultati, ed è per questo che non bisogna essere pessimisti, l’attività giovanile va però supportata, spronata, incentivata affinchè tanta energia, e tanta genuina passione siano la base per una rinascita del paese, ai meno giovani dico: aiutateci a portare a compimento le vostre battaglie, quando queste sono ancora attuabili e funzionali, o quantomeno dateci la possibilità di costruirci il nostro avvenire, ai giovani invece : scendete in campo, riprendiamoci l’orgoglio, la sfrontatezza e l’audacia dei nostri anni migliori, non moriamo di indifferenza, non chiudiamoci nel pessimismo, possiamo cambiare se ci impegniamo. Miglioriamo il nostro mondo a partire dalle nostre case, dai nostri quartieri, dalle nostre città, perché nessun’altro lo farà al posto nostro e prendiamoci la responsabilità di essere artefici del nostro destino, non basta dare la colpa a chi ci ha preceduto, non serve abbandonare la speranza, cerchiamo di consegnare a chi verrà una società più giusta, più equa, più umana.