Che alla fine non sarebbe andata a finire così ci credevano solo loro. Il MoVimento 5 Stelle ed il Pd. La Ciarambino e il presidente De Luca. “’a chiattona” e “Vicinez’ ‘o scheriff’”. L’antitesi incarnata, il dualismo (giam)mal conciliante, gli antagonisti di sempre, gli avversari di una vita, lo zoccolo duro e la spina nel fianco.
Dopo anni, un decennio di lotte politiche, di battaglie di Palazzo e di conflitti in Regione, messa al bando la politica politichese, il programma ultra-completamente realizzato, addirittura superato ed in largo anticipo, e quello solo movimentato, abbandonate le ideologie quando nemmeno le post-ideologie sembrano ormai più bastare, Pd e MoVimento 5 Stelle, dopo l’avventura nazionale, dopo l’Umbria potrebbero correre a braccetto anche in Campania. Forse per sorreggersi a vicenda. E se in Emilia Romagna ed in Calabria Giggino Di Maio, il capo-politico in fieri, aveva pensato bene (ma male per gli attivisti della Rousseau) di non candidarsi per nulla almeno per salvare la faccia, in Campania, nella sua terra ed in quella del presidente della Camera Roberto Fico, la faccia deve mettercela per forza. Lo deve, sperando in un poco politico do ut des, ai tanti “amici” che hanno preso il posto a Roma e che, se vogliono conservarlo, devono meglio attivarsi.
Che il M5S non goda affatto di buona salute è cosa nota a tutti: che sia l’inquilino della Farnesina l’inconsapevole colpevole dei malumori, o la gestione accentrata (ed egocentrica e a tratti egoistica) del MoVimento o il recente accoppiamento, rimasto indigesto, con il Pd non fa tramontare l’ipotesi di una alleanza contro il ciclone devastante della coalizione di Centro Destra capitanata da Matteo Salvini che prende forza ovunque e sempre più.
Forse un’alleanza forzata per la sopravvivenza. Ma sotto seconde spoglie.
Tra le fila grilline, infatti, e a guida della solita e immarcescibile Valeria Ciarambino (alla faccia del cambiaMento!) prende piede il nuovo (effimero? All’uopo?) soggetto politico: “Rinascita Campania”.
Stando alle dichiarazioni delle ultime ore dell’esponente stellata, l’iniziativa sta riscuotendo successo, tanto successo (ma adesioni?) da parte della società civile che vuole impegnarsi in prima linea per garantire a Napoli ed alla Campania quella rinascita etica, culturale, economica che merita e solo promessa da troppi anni. Insomma la solita demagogia pre-elettorale che maschera il nulla politico ed il vuoto programmatico.
Stile diverso, ma sostanza (forse) uguale la lista civica sempre e da sempre anelata da Vincenzo De Luca la cui logica conseguenza, dopo aver investito (forse solo speso) mezzo milione di euro in cultura – stando alle cifre dichiarate dallo stesso Governatore – è quella di aprire a personalità della cultura, della musica, dello spettacolo, delle scienze della letteratura.
A benedire la “mescita campana” è il pdino Antonio Marciano che si spinge oltre e propone entusiasticamente di tentare anche a Napoli l’esperienza di alleanza già tentata altrove. Forse ignaro dei risultati (non) conseguiti o conseguenza degli effetti primari della stessa mescita.
In fin dei conti, si prefigura un surrogato della compartecipazione nazionale Pd – 5 Stelle in salsa partenopea, non troppo legata ai simboli di partito che, se sono fin troppo d’accordo e costretti per la sola sopravvivenza all’assalto della coalizione di Salvini e Meloni, meglio tenerli, opportunamente ed opportunisticamente, alla debita distanza onde evitare insopportabili interferenze.
Interferenze non marcate in questi nuovi (?) soggetti politici che servono solo a tenere pulita, nascondendola, la faccia dei big e del partito da quello che, stando ai sondaggi, s’incammina ad essere un altro, ennesimo flop.