“Non ci siamo indeboliti, fateli lavorare e poi giudicate”. Queste le “fiche” parole psicogrilline del sindaco Luigi de Magistris in occasione della presentazione del rimpasto numero dieci in anni nove. Trentatrè gli assessori che sono stati cambiati nella sua giunta, numero sintomatico dello stato di salute della squadra arancione che non si riuniva dal 7 agosto e che assume sempre più le sembianze di un “mercato delle poltrone”. Anzi, di una fiera vista la cadenza delle sedute del consiglio comunale. Che si rinnova e ricomincia per finire. Un rimpasto che ha tutto il sapore della “pastetta” e che a 15 mesi dalle nuove elezioni non ha nemmeno il tempo per tentare di imbastire una disperata campagna elettorale. A vedere le new entry, infatti, verrebbe da chiedersi chi potrebbe ancora rappresentare questo Sindaco e la sua (?) giunta (chissà quale delle dieci!) se non proprio una città-contro facendo di Gigino ‘o flop il primo cittadino contro Napoli.

Pezzi interi di società civile, l’intero universo orbitante intorno al civismo, all’associazionismo, al terzo settore, ai “battaglieri” dei diritti civili, vero zoccolo duro del suo elettorato, sono profondamente delusi. Forse definitivamente. Persino Insurgencia appare spaccata! E alita una terribile resa dei conto che, a dire degli attivisti, non sarà… proprio sociale.
Il ripescaggio della grillina Francesca Menna, in fuga dai 5 stelle, ma molto vicina a Roberto Fico – il cui baratto a Sindaco è tutt’altro che sconosciuto – aprirà una falla anche sulla sponda del MoVimento da dove i fedelissimi dell’altro Gigino non spareranno certo a salve.
Persino il presidente uscente De Luca ha smesso di rispondere tono su tono e tenta di badare al suo elettorato (e alla sua ricandidatura) non regalando visibilità gratuita, e forse inutile, al Sindaco arancione.
Intanto Napoli, la terza città d’Italia, sprofonda vergognosamente ed irrimediabilmente in ogni settore: dai servizi, ai trasporti, dai rifiuti al turismo, dalla viabilità alla sicurezza. Tanto che basta un acquazzone – non tanto sorprendente nell’approssimarsi all’inverno – per chiudere scuole e uffici, annegare il bacino d’utenza giornaliero, ritenersi fortunati se gli alberi cadono “solo” sulle macchine e se si riesce ad arrivare sani e salvi a destinazione. DeMa, però, propina a tutti il paese dei balocchi, vieppiù se si trova difronte microfoni e telecamere: dalla Napoli seconda solo al Giappone, a Napoli porto e porte aperte, dalla flotta pro-migranti alla questione San Paolo: dalle rotture con De Laurentis ai fatti dell’impianto sportivo. E se non ha promesso di elargire la patente nautica per girare in città è solo perché la campagna elettorale per le amministrative è ancora lontana. O, forse, così crede lui.
Che stando alle sue ambizioni mai velatamente celate, chissà se ancora gli interessa realmente. Di certo c’è solo il disinteresse, l’abbandono, il tradimento verso una città che sta sprofondando in tutti i sensi. A partire dalle voragini che sempre più copiose si aprono in città, ma anziché chiedere lo stato di emergenza, di proporre una legge ad hoc, di aprire gli occhi per guardare in faccia ai suoi concittadini e alla realtà, Gigino pensa a come rimanere a galla.