Mentre il Presidente del Consiglio Conte rivolge l’invito ai Ministri del suo Governo di presentare programmi e proposte per fronteggiare la crisi dell’ex ILVA di Taranto, palesando oltre modo lo stato confusionale e la completa assenza di una idea progetto univoca ed efficace per uscire dalla crisi, l’Amministratrice Delegata dell’azienda siderurgica franco-indiana annuncia ai Sindacati, ancor prima di essere nuovamente convocata dal Consiglio dei Ministri, la sua decisione irrevocabile e unilaterale di chiudere gli impianti industriali dell’acciaieria pugliese entro il prossimo 5 Dicembre.

Ciò vuol dire, con evidente drammaticità, che per la multinazionale dell’acciaio non esistono termini ulteriori di trattativa con un Esecutivo che brancola nel buio e che rimane ancora alla ricerca di una ricetta credibile da porre sul tavolo, per evitare la chiusura degli impianti e scongiurare la fuga annunciata di Alcelor-Mittal . Un Governo ormai allo sbando, come un vecchio pugile suonato, che sta incassando colpi su colpi per il moltiplicarsi delle crisi aziendali nostrane. Dalla Alitalia alla Whirpool, dalla Bekaert di Figline Val d’Arno alla Aleaa ed Euralluminia in Sardegna, passando per il colosso commerciale di Mercatone Uno, presente diffusamente nel Lazio e nel nord Italia. Oltre 150 tavoli di crisi aperti presso il Ministero dello Sviluppo Economico e ancora in attesa di una soluzione soddisfacente che garantisca almeno gli attuali livelli occupazionali.
Un disastro dopo l’altro con un nuovo approdo, in queste ultime settimane, sulle sponde dello Jonio grazie alla “lucida follia” dei Parlamentari 5 Stelle che hanno recentemente imposto a tutto il Governo giallo-rosso l’abolizione del cosiddetto “Scudo penale”. Misura che, al contrario, avrebbe garantito ai vertici di Acelor-Mittal di non incorrere in responsabilità penali pregresse, in relazione ai danni ambientali prodotti negli anni alla cittadinanza tarantina dalle lavorazioni inquinanti del polo siderurgico. Ciò “in cambio” di cospicui investimenti della nuova cordata franco-indiana sul fronte del disinquinamento del suolo e del sottosuolo e degli ulteriori interventi di bonifica e ristrutturazione complessiva degli impianti obsoleti. Un percorso indispensabile per raggiungere livelli di sostenibilità ambientale tali da garantire la salute dei residenti, in uno con il rilancio delle capacità produttive del complesso siderurgico e dell’occupazione, in questo lembo martoriato del Mezzogiorno d’Italia.
La cancellazione dello “Scudo penale” risponde dunque ed esclusivamente ad una esigenza meditata quanto scellerata dei Deputati Pentastellati. Quella di non soccombere ancora una volta sul fronte dell’ostracismo miope per ogni forma di insediamento industriale. Basti pensare, sempre in Puglia, alla sconfitta sonora subita dai 5 Stelle rispetto alle promesse avanzate in occasione delle ultime elezioni politiche di evitare la realizzazione del famoso Gassificatore (TAP) di San Foca, nel Comune Salentino di Melendugno. Impianto industriale che, al contrario, è in fase di avanzata realizzazione e dovrebbe entrare in funzione già nell’autunno del prossimo anno, a seguito del ripensamento forzato del Leader pentastellato Di Maio, nelle vesti dell’allora Ministro dello Sviluppo Economico. E, più recentemente, potremmo ricordare un’altra bruciante sconfitta dei grillini in occasione del voto parlamentare sulla definitiva ripresa dei lavori per la TAV in Val di Susa, che troppi mal di pancia produsse ai deputati 5 Stelle negli ultimi mesi di governo con l’odiato Salvini.
Un ostracismo verso lo “Scudo penale” che, verosimilmente, mirava e mira esclusivamente al raggiungimento dell’attuale risultato : il recesso di Alcelor-Mittal e la conseguente chiusura definitiva dello stabilimento siderurgico di Taranto. Tanto per perseguire una strada alternativa intrisa di elementi demagogici, ideologia oscurantista e giacobinismo utopistico. Con buona pace dei 10 mila posti di lavoro, oltre all’indotto, della sopravvivenza di un’intera città e dell’inizio non più differibile delle opere di bonifica ambientale che pure Alcelo-Mittal si era impegnato contrattualmente a realizzare con proprie risorse economiche. Uno scenario cupo e senza via d’uscita quello che si profila con il ritiro della multinazionale dell’acciaio. Uno scenario di cui gli adepti di Grillo erano ben consapevoli dal primo momento. Così come sapevano bene che risorse economiche pubbliche per procedere tanto alla bonifica dei luoghi, quanto alla realizzazione di piani industriali alternativi per il mantenimento degli attuali posti di lavoro, non ce ne sarebbero stati e chissà ancora per quanto tempo. Che, tra l’altro, l’evocato coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti e di taluni Ministeri attraverso finanziamenti propri, sarebbero stati prontamente identificati e sanzionati dalla stessa Comunità Europea quali aiuti di Stato e , dunque, improponibili.
Sapevano pure i nostri amici 5 Stelle che l’assenza assoluta di una politica e di una strategia industriale nel nostro Paese avrebbe reso difficile, se non attualmente impossibile, una operazione di riconversione industriale del siderurgico di Taranto. Sapevano pure che il nostro Paese non può assolutamente permettersi di perdere l’acciaieria pugliese ( tra l’altro prima acciaieria d’Europa per estensione e per quantità di produzione) per il suo ruolo strategico per l’economia nazionale. Legata così com’è alla sopravvivenza di altre fondamentali attività produttive quali l’industria automobilistica, meccanica, edilizia e chi più ne ha, più ne metta! Sapevano bene tutto questo i 5 Stelle (almeno si spera). Ma sono andati avanti ugualmente per la loro strada rovinosa e senza uscita. Fieri delle loro follie, ma certi (altra utopia!) che questo tipo di scelte sciagurate per la collettività e per l’intero Paese possano garantire loro, ancora a lungo, il consenso del popolo ( al contrario sempre più fluttuante e disincantato) dei 5 Stelle.