Sono passati solo pochi giorni dal tragico episodio di Trieste. E ci ritroviamo ancora una volta increduli ed impotenti di fronte ad un nuovo fatto di sangue che ha letteralmente travolto uomini delle forze dell’ordine. E, con loro, le nostre coscienze di cittadini normali e di buon senso.  Quel numero sempre crescente di uomini e donne che guardano i tutori dell’Ordine  con ammirazione e rispetto. Consapevoli che il loro lavoro, duro, pericoloso e mal pagato, sia oltremodo indispensabile per garantire sicurezza e rispetto delle leggi, in ogni angolo, anche quello più remoto, del nostro martoriato territorio nazionale.

In tutte le ore del giorno e della notte. In tutte le condizioni e in ogni circostanza, anche le più avverse e imprevedibili, le forze dell’ordine ci sono! Tempestive e risolute, comprensive e rassicuranti, capaci e disponibili. Sempre!

Ed è proprio questo diffuso sentimento di gratitudine che pervade la stragrande maggioranza del popolo italiano che viene mortificato e oltraggiato sistematicamente, all’indomani di accadimenti drammatici che coinvolgono uomini in divisa.

Indigna oltremodo ascoltare tra le righe dei commenti televisivi o sulle pagine di carta stampata che i due agenti di polizia trucidati a Trieste,  hanno pagato in proprio per la loro impreparazione a svolgere quel lavoro così delicato. Indigna ancor di più, che qualche altro zelante giornalista rincari la dose ponendo sul tappeto la presunta malattia mentale dell’omicida che avrebbe agito, presumibilmente, in un momento di turbamento psicologico e dunque inconsapevole di quanto stesse facendo. Indigna anche la tempestiva intervista alla madre dell’assassino che racconta del “disagio psicologico” del figlio, in un tentativo pur comprensibile per una madre, di sottrargli una buona parte di responsabilità, nella genesi della sua azione criminale culminata con il duplice omicidio di due agenti di polizia.

Ecco, dunque, dipanarsi innanzi ai nostri occhi, un copione già visto. La replica di una commedia paradossale rappresentata solo quattro mesi or sono a Roma, con l’uccisione del nostro conterraneo, Vice Brigadiere dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega. Anche in quell’occasione, il barbaro omicidio consumato in pochi istanti e in maniera proditoria da un cittadino straniero in cerca di droga, veniva prontamente “annacquato” dalle immagini dell’arresto dell’omicida, apparso immobilizzato e bendato in caserma. Con il non troppo recondito obiettivo di attribuire all’Arma dei Carabinieri comportamenti non regolamentari, fino ad ipotizzare gli estremi della tortura….

Con tanto di vergognosa e inopportuna visita in carcere all’assassino, da parte dell’idiota di turno!!

E ancora, con la notizia, diffusa con malcelata soddisfazione, che il carabiniere ucciso non avesse con sé l’arma di ordinanza. Altra circostanza che induceva molti a sentenziare e dubitare sulle capacità e preparazione professionale del militare e, altri ancora, ad affermare con lucido cinismo: “se l’è cercata”!!

Adesso basta!!

La vomitevole rappresentazione teatrale messa in scena dai “soliti noti” che vede i tutori dell’ordine interpretare sempre e comunque le parti dei violenti e degli intolleranti (o anche degli ignoranti e incapaci), ormai non convince più nessuno. I registi di questa messinscena mediatica devono capire che non è più tempo di manipolare l’informazione a proprio uso e consumo. E tantomeno per le loro squallide necessità di ordine politico. Ma soprattutto devono comprendere che esiste un legame sempre più stretto ed un sentimento troppo profondo che lega la maggioranza del popolo italiano con tutti gli uomini in divisa. Malgrado i tentativi maldestri e vigliacchi di screditarne la reputazione in ogni occasione. Anche quelle tragiche.

Le immagini commoventi di Trieste che si è mobilitata spontaneamente, stringendosi in un cordone di affetto, di solidarietà e di cordoglio senza precedenti intorno al palazzo della Questura, segnano un profondo spartiacque e annunciano con forza la nascita di una nuova stagione di impegno civile e politico che vedrà, ben presto, il nostro Paese scrollarsi di dosso i fanatici e ipocriti fautori dell’accoglienza a tutti i costi. I nostalgici dei “confini aperti” e dell’integrazione tout court. Atteggiamenti  irresponsabili di una sinistra allo sbando che ha ridotto in pochi anni questo Paese in un immenso campo profughi, ove soggiornano certamente tanti poveri sventurati in fuga da povertà e violenza e pertanto meritevoli di assistenza e protezione ma, nel contempo, ove si infiltra un numero sempre crescente e purtroppo non quantificabile di criminali senza scrupoli. Gente che si confonde fino a sparire nel buco nero degli improbabili controlli di polizia, alimentando esponenzialmente i fenomeni di microcriminalità urbana, dello spaccio di droga, dello sfruttamento della prostituzione, organizzati con criteri mafiosi.

Questa, purtroppo, la realtà triste e autentica del nostro Paese. Contesto nel quale si alimentano accadimenti delittuosi sempre più cruenti e difficilmente arginabili come purtroppo la cronaca recente ci insegna, ma anche i dati ufficiali del Capo della Polizia, Dott. Franco Gabrielli confermano : nel 2016 i reati commessi da stranieri con o senza permesso di soggiorno erano il 22,2% del totale. Nel 2017 la percentuale è salita al 29,8. Nel 2018 la percentuale si è attestata al 32,01 così come in questi primi 6 mesi dell’anno in corso……….. “e considerando che gli stranieri presenti nel nostro Paese sono il 12%  tra legale e non, questi dati esprimono la misura del problema”, conclude Gabrielli.

……….. E a nulla valgono le parole di “dolore” e di solidarietà espresse dai vertici dello stato. Frasi retoriche e di circostanza che più nessuno è disposto a sopportare!!

A questo punto avremmo voluto esprimere il nostro dolore e il cordoglio  per la fine tragica e repentina di Pier Luigi Rotta e Matteo Demenego. Ma la commozione ce lo impedisce.

Campo Sud decide, dunque, di ricordarli così, attraverso una foto recente che li ritrae insieme e sorridenti!!