Gli aiuti di Stato di cui ha goduto Airbus costeranno caro alle esportazioni
italiane negli Stati Uniti che verranno colpite nel proprio settore più ricco e di
maggiore potenzialità di crescita.
Il Governo americano ha, infatti, ottenuto dalla WTO il via libera
all’imposizioni di dazi su beni di importazione europea per 7,5mld di dollari
pari a 6,8mld di euro.
La misura è stata adottata quale sanzione all’UE per il danno riconosciuto al
colosso americano Boeing per i 22mld di sussidi erogati in 10 anni da diversi
Stati membri, in particolare Regno Unito, Germania, Francia e Spagna, al suo
principale concorrente europeo Airbus.
La lista di beni su cui imporre i dazi, presentata dagli Stati Uniti comprende
numerosi prodotti agroalimentari Made in Italy che vedrebbero i propri prezzi
di vendita al pubblico aumentati di circa il 50%, aprendo la strada alla
concorrenza della contraffazione, il così detto “Italian sounding”, che già
procura oltre 100mld di danno alle nostre esportazioni non solo in territorio
statunitense.
Prodotti di elevata qualità come il Parmigiano Reggiano, il Pecorino Romano,
la mozzarella di bufala, ma anche vino e salumi della nostra tradizione
alimentare potrebbero essere soppiantati da imitazioni con scarse garanzie
di tutela dei consumatori americani, in virtù di un prezzo maggiormente
competitivo.
Proprio il Parmigiano Reggiano, fiore all’occhiello delle nostre produzioni,
risulta essere uno dei prodotti maggiormente penalizzati dai nuovi dazi
americani: i 10milioni di chili esportati negli USA saranno drasticamente
annullati dal l’incremento di prezzo che salirà dai 40 dollari al chilo di oggi ai
60 con una perdita del 90% di giro d’affari.
Stessa fine è riservata alla Mozzarella di bufala Campana DOP che ha
incrementato notevolmente le esportazioni anche verso gli Stati Uniti e che
insieme alla pasta, vedrà ridotta di un terzo la propria presenza sulle tavole
americane.
È importante ricordare che il valore economico dell’agroalimentare italiano
ammonta a 250mld di euro e rappresenta, da solo, il 12% del Pil nazionale,
fornendo occupazione a 1,3milioni di addetti e testimoniando la nostra
cultura e la nostra tradizione di eccellenza nel mondo; senza considerarne
poi, la costante tendenza alla crescita registrata nell’ultimo quinquennio che
si attesta per l’intero comparto intorno al 33%.
Solo nel gennaio 2019, secondo dati Coldiretti, le esportazioni si sono
incrementate, grazie anche alle scelte politiche virtuose e alle garanzie di
qualità dei nostri prodotti, del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno
precedente.
Insomma tutti gli sforzi, i trend positivi degli ultimi anni e la capacità del
settore agroalimentare italiano di rispondere alle esigenze di qualità e di
tipicità dei consumatori extraeuropei, vengono messi in pericolo in un
mercato, come quello americano, dalle grandissime prospettive di sviluppo.
L’ introduzione dei dazi che l’amministrazione americana si dice pronta ad
applicare entro il 18 ottobre provocheranno un danno alle nostre aziende,
sempre secondo Coldiretti, di circa 100mld e la ricerca di mercati alternativi
potrebbe richiedere nuove strategie e tempi lunghi che lo stato della nostra
economia non può permettersi.
Anche i successi raggiunti dal comparto agroalimentare campano che ha
ottenuto un incremento di esportazioni nel primo semestre di quest’anno del
5,5% e un miliardo di giro d’affari, sarebbero compromessi mettendo a
rischio migliaia di posti di lavoro nella regione, già provata dalle recenti
chiusure di numerosi stabilimenti in altri settori produttivi.