Se si votasse ad ottobre, cambierebbe tutto

La precipitazione del quadro politico nazionale credo fosse oramai inevitabile, troppe divergenze, progetti addirittura alternativi su questioni cruciali: flat tax, riforma della giustizia, sussidiarietà e federalismo. Impossibile ormai immaginare una prospettiva comune di governo tra Lega e M5s, giusto invocare nuove elezioni per ridare la parola ai cittadini. La strada delle elezioni ad ottobre è tuttavia lastricata da insidie, rischi e trappole d’ogni genere. Già si moltiplicano gli appelli al Capo dello Stato per un Governo del Presidente che approvi la legge di stabilità e avvii la Riforma del sistema elettorale, in tal modo la durata della legislatura si dilaterebbe artificialmente di dodici, anche diciotto mesi.  È all’ordine del giorno il tema dell’union sacrèe contro una destra declinata come sovranista, antimeridionale, tardo fascista etc. Siamo giunti alla stupefacente convergenza tra Beppe Grillo e Renzi, entrambi atterriti, per evidenti ragioni, dalla prospettiva del voto anticipato. Anche Napoli non si sottrae a tali dinamiche, non stupisce l’assordante silenzio di  De Magistris dopo lo strappo di Matteo Salvini. Il sindaco di Napoli, giunto senza prospettiva alcuna all’esaurimento del suo ciclo amministrativo, non dispera di agganciare il possibile treno delle elezioni anticipate, al fine di strappare al PD (o ai 5S) un seggio che gli consenta uno straccio di sopravvivenza politica. Con tanti cari saluti alla sinistra antagonista, ai centri sociali, alle civiche che hanno costituito la sua maggioranza a Palazzo San Giacomo! Nonostante il suo consenso sia oramai ridotto al lumicino in città, un Pd disarmato e sempre più sulla strada della deflagrazione potrebbe anche abboccare all’amo del sindaco arancione. L’impressione è che la destra possa prepararsi alle prossime scadenze elettorali, a partire dalle politiche, sino alle regionali e alle prossime comunali a Napoli, con concrete prospettive di una netta vittoria. C’è più che mai, a mio parere, bisogno di mantenere il profilo decisionista, innovatore, determinato che hanno tenuto Salvini e la Lega in questi mesi di governo del Paese. Con tali premesse, credo non vi sarebbe partita alcuna con la sinistra che disamministra Napoli dal 2011 e con la fallimentare esperienza in Regione del presidente De Luca.