È di nuovo agli onori delle cronache l’annosa questione delle intercettazioni e della relativa disciplina.

La polemica è furiosa ed ideologicamente impatanata tra le ragioni dei garantisti e quelle dei manettari. Oggi vorrei molto sommessamente suggerire una soluzione partendo da due insopprimibile premesse:

1) il bene più prezioso di una persona è la sua libertà nella sua più vasta accezione.

2) il magistrato inquirente ha il diritto di accertare la verità servendosi anche delle intercettazioni telefoniche degli indagati. Pertanto credo sia sufficiente una leggina che costituisca custodi tutta la filiera preposta all’ascolto partendo dal magistrato che dispone l’intercettazione, fino all’ultimo degli addetti.

Il secondo articolo della leggina servirebbe a chiarire che la violazione della normativa vigente relativa alla intercettazione comporterebbe per l’autore, se scoperto (ovvero per tutta la filiera nel caso di malintesa solidarietà) la responsabilità patrimoniale personale per i danni civili così come per quella penale nel caso di realizzazione di fattispecie di reati oltre alla risoluzione ore legis inappellabile del rapporto di lavoro.

Sono certo che una cosifatta legge non permetterebbe più che sia consegnato materiale alla stampa scandalistica (sotto forma di “fuga di notizie”) consentendo contemporaneamente di garantire ai cittadini il diritto alla libertà della persona.