È crisi. Il Governo deraglia sulla Tav ferma

Il via libera alla TAV ha diviso le due forze che compongono il governo. Il voto contrario sulla mozione presentata dal M5S è stata la scintilla che ha innescato la crisi. Il vicepremier Di Maio ha lasciato l’Aula ed il Vicepremier Salvini ha evocato la crisi. La Tav, in pratica, ha ricevuto il via libera del Senato con la sonora bocciatura della mozione presentata dal M5S (con 181 voti contrari), mentre sono passate le mozioni favorevoli di Pd, FdI e Forza Italia. Ore convulse, voci di rimpasto e di una crisi di governo si sono rincorse per tutto il pomeriggio, poi c’è stato l’incontro fra il vicepremier Matteo Salvini ed il Premier Giuseppe Conte, in serata, a Palazzo Chigi che presagiva da qui a poco l’epilogo. Alle 22 dal palco di Pescara, infatti, il vicepremier Matteo Salvini ha ufficializzato la crisi e la volontà di ritornare alle urne. «Bisogna far le cose bene, in fretta e con coraggio – ha annunciato il vicepremier Salvini – Bisogna sbloccare le opere pubbliche, non abbiamo bisogno di ministri che le bloccano. Non sopporto più i no, io che sono l’uomo più paziente del mondo. Siamo disposti a mettere in gioco le nostre poltrone. Noi guardiamo avanti e chiediamo agli italiani la forza di prendere in mano questo Paese e salvarlo, riportarlo dove i nostri nonni lo avevano lasciato». «Deputati e senatori alzino il… e vengano in Parlamento, anche la settimana di Ferragosto, se serve. Chi non viene è perché vuole tenersi la poltrona. I parlamentari della Lega sono pronti a venire in Aula lunedì e poi anche sabato e domenica».

Se così sarà, «noi siamo pronti», ha detto il leader del M5S Luigi Di Maio. Insomma, il leader della Lega Matteo Salvini ha scelto la meta. Il Primo Ministro Giuseppe Conte ha indicato la strada nel rispetto degli iter istituzionali, chiedendo di far arrivare la crisi in Parlamento, di non far cadere il governo via comunicato, ma per un voto di sfiducia in Aula
Intanto, tornare al voto in autunno sarebbe molto complicato, per l’esigenza di garantire la salvaguardia dei conti pubblici, legata alla necessità di approvare la legge di Bilancio, evitando così l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva, frutto degli impegni assunti negli anni passati con l’Unione europea con le cosiddette clausole di salvaguardia, qualora si dovesse andare al voto il 13 o il 20 ottobre.
La parola spetta ora al parlamento sovrano.

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