A 63 anni da Marcinelle, quando si emigrava per “spaccarsi” dignitosamente la schiena

Sessantatre anni fa accadeva la tragedia di Marcinelle. Morivano 136 minatori italiani, lavoratori che in quegli anni andavano a lavorare in tutto il mondo e a cui nessuno regalava niente.

L’8 agosto del 1956 nella miniera di carbone di Bois du Cazier, a Marcinelle, persero la vita 262 minatori, dei quali 136 erano italiani. Emigrati in Belgio in cerca di lavoro e di fortuna, trovarono la morte a 975 metri di profondità in un tragico incendio che trasformò la miniera in un’enorme tomba. Quello non fu un esodo improvviso, ma fu un’emigrazione che aveva alla base un protocollo d’intesa tra due governi, belga ed italiano.
Infatti, benché l’industria belga fosse stata scarsamente intaccata dagli effetti distruttivi della seconda guerra mondiale, il Belgio, paese di dimensioni modeste, si ritrovò con poca manodopera disponibile. Ciò fece aumentare la richiesta di operai da parte del Belgio, soprattutto per il lavoro in miniera. Il 23 giugno 1946 fu firmato il Protocollo italo-belga che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori in cambio di carbone. Nacquero così ampi flussi migratori verso il paese, uno dei quali, forse il più importante, fu quello degli italiani verso le miniere belghe. In quegli anni si iniziava a parlare già di Comunità europea, tale che col Trattato di Parigi del 18 aprile 1951 si diede corso alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). La proposta della sua creazione, ideata da Jean Monnet e annunciata da Schuman, allora Ministro degli Esteri francese, fu rapidamente accettata da tutti i paesi che ratificarono il trattato in meno di un anno. Entrò in vigore il 23 luglio 1952.
Nel 1956 fra i 142 000 minatori impiegati in Belgio, 63 000 erano stranieri e fra questi 44 000 erano italiani.
Il protocollo Italo-Belga assicurava, fra le altre cose, il trasferimento di lavoratori e le loro condizioni di lavoro. Un allegato, che ne precisava addirittura le modalità d’applicazione, fu firmato a Roma il 27 aprile 1947.
Oggi chi paragona quell’emigrazione, i cui governi dei paesi di appartenenza, nonostante i tempi, disciplinarono cercando di salvaguardare interesse nazionale ed interesse dei singoli lavoratori, a quello che da qualche anno siamo costretti ad assistere nel “mare-nostrum”, o non conosce la storia o vuole solo strumentalizzare le disperate traversate di oggi a ciechi fini politici, obliando la verità.