Somma Vesuviana | L’ultimo commosso saluto al vicebrigadiere Cerciello

I funerali di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma, nella chiesa di Santa Croce a Somma Vesuviana (Napoli), 29 luglio 2019. ANSA/CIRO FUSCO

Sull’altare a leggere le ultime parole dedicate al suo “Carabiniere”, al carabiniere, oggi, di tutta Italia, vi erano le madri, le mogli, di tutti quei militari che difendono ogni giorno la nostra sicurezza a costo della vita. Rosa Maria Esilio, moglie di Mario Cerciello Rega, nel suo dolore immenso le ha rappresentate tutte.  La chiesa è quella di Santa Croce, la stessa dove un mese e mezzo orsono si erano sposati. Sulla bara la foto del matrimonio e una maglia del Napoli, di cui Mario era appassionato tifoso. Ha presieduto la concelebrazione l’arcivescovo Santo Marcianò, Ordinario militare per l’Italia. Il feretro è entrato in chiesa salutato da un lungo applauso, portato a spalla da 6 carabinieri, scortati da 4 colleghi in alta uniforme.  “Essere moglie di carabiniere” è  la lettera che Rosa Maria ha letto tra le lacrime.  Un post che circola da anni su Facebook tra mogli e fidanzate dei militari. Quella lettera, le sue parole, lette tutte d’un fiato di fronte a una folla gremita che l’ha accompagnata nell’ultimo saluto al “suo” Carabiniere, sono le stesse dedicate durante il matrimonio con il suo Mario lo scorso 13 giugno.  Parole intrise di orgoglio, di ansia, dignità e di fede.

Andrea Varriale, collega del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello e con lui in servizio la notte tra il 25 e il 26 luglio scorsi, ha ricordato gli ultimi istanti di vita del carabiniere durante gli attimi concitati presso la stazione di piazza Farnese: il militare di Somma Vesuviana urlava e intanto veniva colpito con undici  coltellate. Undici volte, undici gesti efferati, interminabili. Undici colpi che hanno affondato nell’anima di tutti gli italiani.  E che ora esigono giustizia e pena certa.