Le Universiadi lasciano un patrimonio di strutture da difendere. Facciamo presto

Lo stadio San Paolo di Napoli, sede principale delle Universiadi 2019 (ANSA/CIRO FUSCO)

Le universiadi a Napoli si sono svolte in ben 20 strutture della città capoluogo. Si tratta di luoghi simbolo  come lo stadio San Paolo, la Mostra d’Oltremare, l’ex Nato, il circolo tennis del Lungomare, l’accademia aeronautica e la piscina Scandone; anche in strutture che si trovano in periferia come lo stadio Caduti di Brema, l’Ascarelli, il Paladennerlin e il Palavesuvio di Napoli est, il Cus di Soccavo.

Finita la manifestazione la domanda che in molti si stanno ponendo è che fine faranno gli impianti rinnovati. Se per lo Stadio San Paolo sembra essersi conclusa la telenovela tra Comune e Calcio Napoli, resta da decidere il destino delle altre strutture tra cui piscina Scandone, Palavesuvio, PalaBarbuto, Piscina della Mostra d’Oltremare.

Chi li gestirà e come saranno gestiti? Intanto, l’uso degli impianti sportivi in esercizio da parte degli Enti locali dovrebbe essere aperto a tutti i cittadini e dovrebbe essere garantito, sulla base di criteri obiettivi, a tutte le società e associazioni sportive senza fini di lucro (art. 90 comma 24 L.289/2002). Tuttavia, anche per raggiungere tale obiettivo occorre stabilire la modalità di gestione di tali impianti, ovvero scegliere tra la gestione diretta e la gestione in concessione (esternalizzata). Sia la gestione diretta che l’esternalizzazione presentano, sulla base delle esperienze pregresse di centinaia di comuni, aspetti controversi. La gestione diretta deve fare i conti, appunto, con la scarsità del personale, la crescente vetustà degli impianti, la scarsità delle risorse di finanza pubblica, i costi crescenti e non più sostenibili. Nella gestione esternalizzata bisogna, invece, stare attenti allo scivolamento verso profili lucrativi/commerciali; all’allontanamento dai fini sociali; all’incapacità gestionale; alla insostenibilità economica.  Occorrerà  innanzitutto cercare di distinguere gli impianti a rilevanza economica (se ci sono) da quelli privi di rilevanza economica e successivamente, attraverso un’analisi di fattibilità ed un progetto serio, scegliere tra le diverse opzioni (gestione diretta, affidamento in gestione attraverso bandi e convenzioni, concessione ad uso associativo, partenariati pubblico-privati) ed, infine, procedere con le regolamentazioni. C’è il rischio che “passata la festa” si riavranno impianti chiusi o al massimo concessi provvisoriamente a questa o a quella associazione  più o meno idonea, con costi di gestione accollati come sempre  al bilancio comunale. E’ necessario, comunque, fare presto. Se si passeggia, ora, sul lungomare, davanti al circolo tennis, la sensazione è che la festa sia veramente passata.