Due nuove carceri nel “sito di interesse nazionale” di Bagnoli? Una follia

Il 16 Luglio scorso,  con una buona notizia per i napoletani e per quanti hanno a cuore il destino dell’Area Flegrea e, segnatamente, del comprensorio di Bagnoli e Coroglio (ove insistevano le fabbriche inquinanti del l’Italsider, la Cementir e la Eternit) la Corte di Appello di Napoli ha proceduto al dissequestro delle aree del cosiddetto “Sito di Interesse Nazionale”  composto da circa 750 ettari, dalla linea di costa a Cavalleggeri d’Aosta.

Notizia questa di fondamentale importanza poiché in teoria, da quel momento, è possibile riprendere senza più l’alibi del blocco per motivi giudiziari e senza ulteriori indugi, l’attività di bonifica dagli agenti inquinanti presenti nel suolo e nel sottosuolo dell’ex polo industriale e progettare definitivamente il futuro di Bagnoli e del suo splendido litorale.

Le aree in questione, lo ricordiamo per dovere di cronaca, furono sequestrate dalla Magistratura napoletana nell’aprile del 2013, a seguito di accurati rilievi tecnici disposti dagli inquirenti che sancirono la mancata esecuzione dei lavori di bonifica o, quanto meno, la superficialità, la inadeguatezza e l’assoluta parzialità dei lavori medesimi.

Da qui, il fallimento della “Bagnoli Futura”, Società di trasformazione Urbana (STU), costituita dal Comune di Napoli e dagli altri Enti locali territoriali nel 2002, con lo scopo di procedere alla “sanificazione” e riqualificazione del comprensorio di Bagnoli/Coroglio/Cavalleggeri d’Aosta.

E poi, a seguire, la doccia fredda del rinvio a giudizio dei vertici della Società, con ipotesi di reato particolarmente gravi, dalla truffa con danno erariale al disastro ambientale.

Ma questa è un’altra storia che si sta ancora scrivendo nelle aule dei Tribunali.

Noi facciamo un passo indietro e ritorniamo al dissequestro del 16 luglio, con la conseguente concreta speranza della ripresa dei lavori. Chi si occuperà, dunque, delle bonifiche ambientali dopo la revoca del blocco disposto dai Magistrati? La risposta è INVITALIA, Agenzia Nazionale per l’Attuazione degli Investimenti e lo Sviluppo di Impresa,  di proprietà del Ministero dell’Economia. Istituto pubblico specializzato nel rilancio delle aree di crisi in particolare del Mezzogiorno d’Italia.

Ancora una scelta condivisibile del nuovo governo, almeno per quanto attiene alla ”mission” specifica e coerente del nuovo Ente Attuatore.

Invitalia è ora nelle condizioni di operare immediatamente, attraverso la individuazione di nuove imprese qualificate e specializzate nella bonifica di siti altamente inquinati da idrocarburi, amianto e dagli altri metalli e sostanze nocive presenti nei suoli di Bagnoli. Solo in una fase successiva si potrà intervenire sui progetti di fattibilità, immaginando e delineando il “futuro nuovo” dell’ex area industriale.

Ancora alcuni anni occorreranno dunque, per vedere “materializzato” il cambiamento; per garantire alle nuove generazioni la sanificazione definitiva dei suoli e del mare di Coroglio. Tanto per aspirare ad un futuro di sviluppo e di crescita sociale per questo territorio martoriato. Passando per una riconversione urbanistica e delle nuove funzioni economiche da assegnare ad una area strategica di oltre 750 ettari.

Se questa è la prospettiva (da noi sempre auspicata e sollecitata!), malgrado i colpevoli ritardi e le malefatte del recente passato, è lecito sentirsi sollevati e nutrire concrete speranze. Senza tuttavia abbassare mai la guardia e l’attenzione su tempi, procedure e progetti. Senza fidarsi troppo ed attuando, piuttosto, una sorta di controllo preventivo e continuativo. Monitorando le fasi di realizzazione dei lavori e i successivi progetti di riqualificazione.

E la necessità di attivare un controllo stringente è confermato proprio dalla recente stipula di un “Protocollo quadro di intesa” tra Ministero della Difesa e Ministero della Giustizia con tanto di firma in calce dei due Ministri Trenta e Bonafede.

I due rappresentanti Pentastellati, infatti, in tutta fretta e  di soppiatto, decidono in solitario di utilizzare i suoli di proprietà del Demanio militare in Cavalleggeri d’Aosta (ex Caserma Cesare Battisti di Piazza Neghelli) al fine di realizzare nuove carceri.

Uno femminile e l’altro per minori, proprio in quella che doveva essere la porta di accesso del nuovo Parco Urbano di Bagnoli. Una iniziativa scellerata, demenziale e oltremodo scorretta sul piano Istituzionale per l’esclusione del Comune di Napoli.

Valutata, evidentemente, la inconsistenza assoluta dell’interlocutore locale rappresentato dal Sindaco De Magistris che, allo stato, non ha speso neanche un flebile “vagito” sulla materia.

L’area militare oggetto del colpo di mano della parte “sgangherata” del governo giallo-verde, risulta essere di oltre 100mila metri quadri e, al contrario, rientra nella previsione del Piano Regolatore della Città di Napoli e del PUA (Piano Urbanistico Attuativo) del comprensorio di Bagnoli/Coroglio. L’area, pertanto, è destinata, oltre che vincolata ad ospitare edifici per civili abitazioni da collocare sul mercato immobiliare e da un rilevante numero di vani di edilizia popolare, attività commerciali, piccole aziende artigianali, edifici pubblici, scuole con attrezzature sportive per le necessità dei nuovi residenti.

Una previsione di circa 400mila metri cubi di edificato per evitare anche la desertificazione (attuale) dell’area. Arretrando i nuovi edifici verso Cavalleggeri, in un unicum con il centro urbano preesistente, secondo le previsioni del PUA, può  essere garantita la fruizione dell’intero comprensorio rendendolo vivo e palpitante. Ma si provvede anche a soddisfare il fabbisogno abitativo di lavoratori e giovani coppie dell’intera città.

Senza soffermarci sulla restante e consistente parte del territorio da riqualificare che non viene, fortunatamente, inficiata dal Protocollo sottoscritto dai Ministri Trenta e Bonafede, non può essere sottaciuta la follia della proposta di costruire nuove carceri in un centro urbano fortemente antropizzato e immediatamente a ridosso di una area di pregio ambientale, oggetto di una attesa opera di riqualificazione e recupero.

Tra l’altro, non possiamo dimenticare che nella stessa zona ben due penitenziari già esistono. Quello minorile di Nisida, che da solo costituisce una allucinante presenza in un sito archeologico e ambientale senza eguali e quello femminile di Pozzuoli, ospitato in un edificio storico, in una delle strade più antiche e ad alto valore paesaggistico. Edifici che andrebbero piuttosto delocalizzati immediatamente, in quanto pregiudicano irrimediabilmente le enormi potenzialità di sviluppo dell’intera Area Flegrea.

Campo Sud vigilerà e incalzerà il governo centrale perché sia rispettato il Piano Regolatore della città e il PUA di Bagnoli, che escludono ogni altro tipo di insediamento non ricompreso negli strumenti urbanistici vigenti. E la presenza di altre carceri non rientra assolutamente nella fattispecie delle opere pubbliche realizzabili in un territorio riconosciuto dallo Stato,  ”Sito di Interesse Nazionale”.